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La facciata monumentale nella sua struttura (altezza massima m.32, larghezza m.27), è sostenuta da potenti lesene a doppio ordine, dorico e ionico. Sopra il bordo di ogni ordine corre un fregio monocromatico; il primo rappresenta strumenti musicali, spartiti ed oggetti sacri, il secondo è meno leggibile. Sopra il portale si apre un’ampia nicchia con il gruppo scultoreo che rappresenta Maria Assunta, cui la chiesa è dedicata. Più sopra la finestra rettangolare con gli stipiti ornati da volute; a chiudere la geometria del prospetto, un timpano triangolare con finestra ovale. Il campanile, alto m. 59 e dotato di sei campane, reca una scritta, appena sotto l’orologio: "Ex istis una erit ultima"; evidente è il richiamo alla precarietà del vivere umano.
Si accede alla chiesa attraverso il portale con battenti in legno di noce, realizzati nel 1952; nelle formelle sono scolpite scene bibliche dedicate alla Madonna, il testo della proclamazione del dogma dell’Assunta, gli stemmi di Pio XII e della città di Arco.
Appena entrati, nello spazio sotto la cantoria, si può ammirare lo splendido cielo con le sue tinte tenui, riportate in luce dai recenti restauri. Le sei colonne che sorreggono la cantoria facevano parte un tempo dell’altare maggiore, rinnovato nella sua struttura nella seconda metà del Settecento.
Più avanti si apre l’unica, grande navata con quattro cappelle per lato.
  L'Altare Maggiore
 


Particolare del pavimento
 
 
La volta costruita in blocchi di tufo, ha un diametro di base di m. 17,90 ed un’ altezza massima di m. 22.57. Sofisticati sistemi di monitoraggio ne controllano la stabilità. Sotto il maestoso architrave e per tutta la lunghezza di tre lati corre un fregio ad affresco con le lodi bibliche alla Madonna, la lunga "laude dell’Assunta". È opera del pittore Giovanni Antonio Italiani, autore anche del fregio esterno più ampio.
Immediatamente a destra, alla base del campanile, vi è la capellina dell’Immacolata; una grotta in tufo accoglie la statua della Madonna di Lourdes.
L’illustrazione che seguirà degli altari della Collegiata è posta secondo un ordine convenzionale, immaginando che il visitatore inizi il proprio itinerario sul lato destro, fino ad arrivare all’altare maggiore, per poi tornare all’uscita sul lato sinistro. Lateralmente ad ogni altare vi sono due stazioni della Via Crucis, dipinti su tela di un certo pregio artistico.
Il primo altare laterale destro è dedicato a S.Antonio da Padova; venne eretto per volontà della nobile famiglia Fragiorgi che possedeva un altare nella cappella (poi distrutta) nel cimitero dell’antica Collegiata. Sul pavimento sono due pietre tombali; quella di sinistra reca scolpito lo stemma Fragiorgi, su quella di destra vi è un’iscrizione con la dedica dell’altare a S. Antonio per volere dei Fragiorgi. L’altare è probabile opera dello scultore Domenico Rossi detto il Manentino (Mori, not. 1675-1696). Nei vetri colororati del finestrone che sovrasta l’altare brillano gli stemmi di Sicilia e di Toscana, dono della Granduchessa Maria Antonietta.
Il successivo altare, dedicato alla Madonna del Rosario, è opera certa di Bartolomeo Pellone; fu completato definitivamente nel 1670.
 

L'Altare

Il Vescovo di Trento  
L’ancona presenta quattro colonne lisce in marmo nero di Ragoli (Giudicarie); attorno alla nicchia con la Madonna del Rosario, quindici riquadri con scene della vita di Gesù e di Maria (I Misteri del Rosario). La vetrata porta gli stemmi della famiglia Althamer.Nella bussola dell’entrata Ovest, è murata la lapide in pietra nera con scritte in oro che ricorda il beneficio Stefanini.
Il terzo altare laterale destro è dedicato all’Addolorata e, quasi certamente, è anch’esso opera del Manentino. La statua della Madonna con il petto trafitto da una spada è in legno dipinto, realizzata nell’ Ottocento dallo scultore meranese Pendl.
L’altare a blocco pieno presenta pregevoli tarsie geometriche in marmo, bianco, rosso e nero a motivi quadrilobi inquadranti, nella lastra centrale nera, un calice. Delimita questa cappella una parte della balaustra che, prima della recente riforma liturgica, si trovava al termine della scalinata che porta al presbiterio. Nella vetrata è raffigurato lo stemma della famiglia De Vilos.
L’altare o Cappella del Santissimo, progettato e costruito dal Manentino, è chiuso da un’ artistica cancellata realizzata nel 1781 da Giovanni Antonio Folada, fabbro di Mori. Un tempo le parti laterali della cancellata venivano aperte verso il basso in occasione della distribuzione dell’Eucarestia ai fedeli inginocchiati alla balaustra. Il tabernacolo barocco è opera di Cristoforo Benedetti, mentre il crocifisso che sovrasta l’altare è attribuito ad un intagliatore locale e risale alla fine del XVI secolo.
In due nicchie, ai lati del presbiterio, sono collocate le statue del profeta Geremia (destra) e di Davide (sinistra). Ai loro piedi un piccolo stemma ricorda le famiglie che ne hanno finanziato la realizzazione, i Segala ed i Fragiorgi.

Come si è detto in precedenza, il presbiterio, elevato rispetto al piano della navata, ha trovato la sua attuale sistemazione nella seconda metà del Settecento. Il complesso dell’altare maggiore è composto da due colonne di marmo bianco e verde con capitelli corinzi che, addossate a lesene, portano un frontone arcuato con due angeli e due anfore, terminante in una conchiglia. Al centro della nicchia il gruppo marmoreo dell’Assunta, probabile opera di Gabriele Cagliari (o Calegari di Verona). Ai lati, due statue: Giuditta a destra, Ester a sinistra.
Le due grandi tele laterali rappresentano la Madonna con Bambino, Sant’Anna e San Giuseppe, e l’altra la Pentecoste. Sono collocate entro preziose ed elaborate cornici in stucco, dono del conte Giambattista d’Arco. Ai lati dell’altare vi è una doppia fila di sedili in legno di noce, realizzati nel 1825; costituiscono il coro dove un tempo si sedevano i canonici per assistere alla messa e per recitare l’Ufficio divino. Ad Est ed Ovest del presbiterio vi sono le sacrestie, decorate nel 1893 dal Rota; pregevole l’arredo di quella orientale.
 
Ai lati del complesso monumentale sono state aperte due finestre, decorate con artistiche vetrate riproducenti S.Giuseppe con il Bambino e S.Anna con Maria. La parte alta del lato Sud della chiesa si conclude con una lunetta tripartita anch’essa in vetro policromo, raffigurante l’Incoronazione di Maria.Ai piedi dei gradini che portano al presbiterio vi sono due grandi lapidi con la data 1781; erano le tombe riservate ai canonici e sacerdoti. Le decorazioni con gli stemmi sono state poste alla fine dell’Ottocento, in occasione della sepoltura provvisoria di Francesco II, re di Napoli, morto in esilio ad Arco il 27 dicembre del 1894.Al centro della navata una lapide segna la sepoltura dei conti d’Arco; sulla pietra è inciso lo stemma dei d’Arco del ramo di Odorico.
Sul lato sinistro incontriamo il primo altare, dedicato a S. Carlo Borromeo, un tempo detto dello Spirito Santo. Questo altare,come gli altri due del lato sinistro, fu realizzato grazie alla munificenza della nobile famiglia dei conti d’Arco. L’altare presenta l’antipendio lavorato a tarsie geometriche. Incorniciano la pala, rappresentante la Madonna con Bambino, S.Carlo Borromeo ed altri santi, due coppie di colonne in marmo rosso reggenti archi spezzati sui quali sono inginocchiati due angeli. Al centro lo stemma del committente, conte Francesco d’Arco, sormontato da un piccolo timpano triangolare con ai lati due angeli adoranti lo Spirito Santo simboleggiato dalla colomba nel sole raggiante. La vetrata è dono di S.A.I.R., l’arciduca Alberto d’Asburgo.Il successivo altare, dedicato a San Bernardino, era invece patronato della Municipalità di Arco, il cui stemma è collocato nella parte più alta dell’altare. Già nell’antica Collegiata vi era un altare dedicato al Santo di Siena; è realistico ritenere che Francesco d’Arco, capitano per qualche anno in quella città, abbia conosciuto personalmente Bernardino.
  Altare S.Michele

La Santa Innocenza
 
Nel 1649 la comunità di Arco si metteva, con atto solenne, sotto la protezione di quel santo, dando incarico al maestro Bartolomeo Pellone di realizzare l’altare.
La pala con la Madonna Assunta, i Santi Bernardino, Sebastiano e Rocco, è opera del pittore roveretano Domenico Udine e risale al 1834.
Nell’antipendio e nella vetrata è riprodotto il monogramma IHS(Jesus Hominum Salvator), tanto caro a S. Bernardino.
Il penultimo altare sul lato sinistro è dedicato a S. Maria Maddalena. Esisteva nel castello di Arco una cappella dedicata a questa santa. In essa vennero conservate, per un breve periodo, le reliquie di una martire cristiana donate da Papa Innocenzo XI al conte d’Arco Giambattista, canonico del duomo di Salisburgo e di Trento. Tali reliquie (che la devozione popolare chiamò di Santa Innocenza in onore del papa che le aveva donate) furono poi trasferite, dopo l’incursione del generale Vendome, nella sacrestia e poi nell’altare voluto dal suaccennato conte.
Esse venivano portate in processione in caso di persistente siccità. Attualmente la reliquia è custodita in un’urna, realizzata nel 1905; la palma e l’ampolla sono i simboli del martirio. Un’immagine della santa è riprodotta anche sulla tavoletta, girevole, posta nell’antipendio.L’altare è opera dei fratelli Sebastiano e Cristoforo Benedetti da Castione e risale al primo decennio del XVIII secolo. La pala, che rappresenta l’ultima Comunione (o Viatico) di S. Maria Maddalena, probabile opera di Jacopo Zanussi.
L’ultimo altare sul lato sinistro è dedicato ai Santi Arcangeli, Michele, Gabriele e Raffaele. In particolare però questa cappella è stata eretta per ricordare quella dedicata a S. Michele Arcangelo, situata nell’antico cimitero e distrutta per far posto all’edificazione della nuova Collegiata.
L’altare, elegantissimo, in marmi policromi di Castione, si ritiene sia opera di Teodoro Benedetti. Venne fatto eseguire nel 1754 dal conte Giorgio d’Arco. La pala, che descrive la lotta di S. Michele contro Lucifero, è attribuita sia a Felice Ricci detto il Brusasorci che a Teofilo Polacco; in ogni caso questa è l’opera pittorica più significativa presente nella Collegiata.
Si torna così all’ingresso principale, non dopo aver ammirato lo splendido parapetto della cantoria, ornato da quattro bassorilievi in legno stuccato alternati a piccole statue di musicanti, opera di Giacomo Benedetti da Desenzano. Ai lati della cantoria le statue di Mosè e di S. Giovanni Battista.Giacomo Benedetti è pure autore della cassa per l’organo, realizzato invece da Giuseppe Bonatti. Quest’organo fu poi più volte restaurato e nel 1897 ne venne installato uno nuovo, sempre riutulizzando la cassa del Benedetti.
  Lo Stemma dei Conti d'Arco

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