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Si arriva così all’estate del 1703; nell’ambito della guerra di successione al trono di Spagna, le truppe francesi del generale Vendome strinsero d’assedio Arco, penetrarono nel borgo e costrinsero alla resa la guarnigione che difendeva il Castello. L’antico maniero venne bombardato e gravemente danneggiato. Da quel momento esso sarà abbandonato al suo destino di rudere, fino ai lavori di restauro compiuti di recente.
I decenni passarono lenti con il ritmo sempre uguale dei lavori nei campi, legati all’alternarsi delle stagioni, con le decime da versare ai conti e agli arcipreti, con le "steore" dovute all’impero. Arco era città chiusa ed i tentativi di portarla in nuovi ambiti produttivi, indicati
dall’ Illuminismo, non ebbero successo; la "Fabbrica dei Panni" che dava lavoro a più di quattrocento persone ebbe solo qualche anno di vita.
I luoghi di produzione (molini, torchi, fucine) erano sempre proprietà dei conti d’Arco, che nel frattempo si erano trasferiti in Baviera e a Mantova. In Arco rimaneva un solo nucleo della grande dinastia.
  Dipinto XVIII secolo

 
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