Sei in: Home >> Storia >> Il Castello di Arco >> Guida al Castello >> Il lato nord: la Stanza dei Giochi (4/5)

Sul lato Nord troviamo tre costruzioni, ricavate scavando la roccia. Nella prima è racchiusa una grande cisterna, parzialmente ricostruita; di pianta rettangolare (m. 9 per m. 3,50, h. m. 5). La si osserva dalla seconda stanza detta "del sartor". Qui troviamo il pavimento originale e sul lato Nord la base di un grande focolare; sulla roccia si possono notare gli appoggi per i grandi legni della cappa.
La terza stanza è il gioiello che il Castello di Arco offre ai suoi visitatori: una sala quadrangolare (m. 5.60 x m. 6.50 - alta m. 3.20) con una sola finestra verso Est. Le quattro pareti presentano un prezioso ciclo di affreschi risalente agli anni a cavallo fra la fine del Trecento ed i primi decenni del Quattrocento.
Le varie scene rappresentano nell’ ordine: alcune dame che giocano a dadi, altri personaggi (anche Dante Alighieri?) che giocano a scacchi, una dama che raccoglie rose attorniata da due ancelle,S. Giorgio che uccide il drago, l’investitura di un cavaliere, una scena di battaglia, un lacerto con una scacchiera a riquadri romboidali poi, staccato dal resto degli affreschi, il riquadro con due altre dame che giocano a scacchi.

  La stanza dei Giochi: Dame alla scacchiera
 
La Stanza dei Giochi   Un ultimo dettaglio pittorico merita attenzione; il volto (di un trombettiere?) in alto, a lato dell’ingresso. In questi affreschi spiccano volti con espressione di grande dolcezza, che sfuggono all’immobile fissità di altri affreschi coevi, presenti in chiese di Arco. La mano che dipinse questi affreschi era esterna quindi all’ambiente locale; una traccia potrebbe essere rappresentata da una lettera spedita nel 1380 da Antonio d’Arco al Duca di Mantova Ludovico Gonzaga,  con la richiesta di concedere al pittore Graziolo il permesso di venire ad Arco, per un certo tempo. Ma forse questi affreschi sono posteriori a quella data.
Il pavimento è in cotto a lisca di pesce; nell’angolo di Sud-Est era presente un caminetto; sulla parete si coglie la traccia dell camino. Questa stanza è chiamata in almeno due documenti riguardanti il Castello "la stuetta dove morì l’ill.mo signor conte Galeazzo".
All’esterno rimangono da osservare, al termine del camminamento sul lato Est, i resti del pavimento delle "comodità" a strapiombo sul precipizio.

 

   La Torre Grande (3/5)
La Torre di Laghel e il Rivellino (5/5)