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Il Santuario Madonna delle Grazie  

A Varignano la chiesa di S. Michele  ci accoglie con il suo campanile a cuspide conica e doppio ordine di bifore romaniche. Le prime notizie storiche di questa chiesa risalgono al 1386. Recenti lavori di restauro hanno messo in luce parti dell’antica chiesa. Le pale degli altari risalgono al XVII secolo.
Anche in questo paese strade e vicoli si intersecano e riservano scorci d’antico. Da Varignano si diparte la strada per S. Giovanni al Monte. Poco sopra è Padaro, piccola frazione dalle frequentazioni antichissime; qui sono state ritrovate infatti monete di epoca romana. Nella chiesa di S. Tommaso, nominata negli Atti Visitali del 1537, è presente una tela di Giuseppe Craffonara (Madonna addolorata con il Redentore).
Isolato dai paesi del romarzollese si trova il Santuario della Madonna delle Grazie.   Fu il conte Francesco d’Arco che nel 1478 ne decise la edificazione; nel suo testamento impose ai figli Andrea ed Odorico di portare a termine l’opera da lui iniziata. Il convento venne portato a termine nel 1482 e dieci anni dopo fu ultimata la chiesa; il luogo di culto fu affidato ai frati Riformati (francescani).

  L'altare Maggiore

Nel 1508 nel refettorio del convento fu sottoscritta una tregua triennale dalla guerra (poi non rispettata) tra l’imperatore Massimiliano d’Asburgo, re Luigi XII di Francia e la Repubblica di Venezia. Al tavolo delle trattative sedettero quattro inviati imperiali guidati dal Principe Vescovo di Trento Giorgio di Neidek, due rappresentanti del re di Francia e l’inviato della Serenissima.
Durante l’invasione napoleonica il convento venne requisito ed i frati furono obbligati a disperdersi. Gli abitanti di Varignano misero in salvo la statua della Madonna delle Grazie, che ancor oggi si venera, ed una grande pala d’altare, opera di Domenico Morone e di suo figlio Francesco. Nel 1823 la statua venne restituita ai frati che nel frattempo avevano riaperto il convento; la pala dei Morone invece fu venduta.

  Lapide a Sud del sagrato

Giambattista d'Arco  

L’attuale chiesa risale al 1857 ed è stata eretta, su progetto dell’architetto Antonio Conci di Trento, nel luogo dove si trovava quella antica. Altari e pale vennero trasferiti nella nuova chiesa. L’altare principale,  in stile barocco, è stato realizzato (1710 circa) dal maestro lapicida Giacomo Benedetti e da suo figlio Cristoforo da Castione, su disegno di Andrea Pozzo. Nella nicchia sopra il tabernacolo è collocata la statua della Madonna delle Grazie, opera quattrocentesca di scultore di scuola veronese. Sulla sommità dell’altare vi è lo stemma dei conti d’Arco; fu infatti il conte Giambattista che finanziò la pregevole opera. Un suo ritratto (olio su tela) si trova nell’atrio della sacrestia, ad est dell’altare principale.  Le due porticine ai lati dell’altar maggiore, pregevoli per i loro fregi e recanti anch’essi lo stemma dei d’Arco, portano nel coro.
I due altari laterali presentano tele risalenti alla fine del XVII secolo. Gli affreschi alle pareti e la Via Crucis a graffito sono del pittore veronese Pino Casarini (1938). Le formelle in cotto ed i battenti in bronzo all’ingresso (1962) sono opera di fra Silvio Bottes. Dello stesso frate-scultore è la statua di S. Francesco collocata nell’ampio parcheggio a lato della chiesa.

  Stemma dei Conti d'Arco

Il chiostro del convento dei frati francescani  

Sul muro di cinta a sud del piazzale antistante il Santuario sono infisse alcune lapidi; una ricorda la morte di Barbara Martinengo, moglie di Andrea d’Arco, l’altra menziona Paolo d’Arco, fratello di Nicolò. In un angolo dello splendido chiostro quattrocentesco del convento è conservata invece la lapide della tomba di Susanna Collalto, moglie di Odorico d’Arco. Con tutta probabilità le due contesse d’Arco, vissute alla fine del Quattrocento, erano sepolte nell’antica chiesa annessa al convento.


   Vigne (2/3)
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