{"id":102,"date":"2016-05-29T13:53:16","date_gmt":"2016-05-29T11:53:16","guid":{"rendered":"http:\/\/arco.org\/?page_id=102"},"modified":"2016-06-01T10:06:10","modified_gmt":"2016-06-01T08:06:10","slug":"palazzo-marchetti","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.arco.org\/?page_id=102","title":{"rendered":"Il Palazzo di S.Pietro o Palazzo Marchetti"},"content":{"rendered":"<p>Come si \u00e8 detto in precedenza, in epoca medioevale Arco venne cinta di mura, cos\u00ec com\u2019era consuetudine per molte citt\u00e0. Al borgo si accedeva attraverso quattro porte; quella meridionale era detta di S. Pietro. Poco distante da quella porta si trovava infatti anticamente la chiesa di S. Pietro con annesso un convento dei monaci detti i \u201cBattuti\u201d. La residenza signorile che, internamente alla citt\u00e0, si trovava pi\u00f9 vicina all\u2019ingresso sud, era il palazzo di S. Pietro, ora comunemente chiamato palazzo Marchetti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-481\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/camino.jpg\" alt=\"camino\" width=\"143\" height=\"256\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-486\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/sala.jpg\" alt=\"sala\" width=\"242\" height=\"233\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-485\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/pmarchetti.jpg\" alt=\"pmarchetti\" width=\"144\" height=\"206\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-484\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/marchettialto.jpg\" alt=\"marchettialto\" width=\"207\" height=\"217\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-483\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/grandeportale.jpg\" alt=\"grandeportale\" width=\"142\" height=\"233\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-482\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/fascia.jpg\" alt=\"fascia\" width=\"256\" height=\"199\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Difficile \u00e8 stabilire l\u2019epoca esatta di edificazione del palazzo; sicuramente un primo nucleo pu\u00f2 esser sorto verso la fine del secolo XV. La data 1510 sopra l\u2019affresco rappresentante la Madonna con Bambino e S. Antonio sulla parete nord del Palazzo, in via Ferrera, fornisce attendibile conferma a questa ipotesi.<\/p>\n<p>La data 1550, incisa sopra il maestoso portale della facciata Sud, ricorda probabilmente un importante intervento di ristrutturazione compiuta dal conte Felice d\u2019Arco.<\/p>\n<p>Appoggiata al palazzo, sul lato Ovest, vi era una torre, da cui si controllava l\u2019ingresso principale alla citt\u00e0; il suo abbattimento, avvenuto nel 1844, \u00e8 ricordato da una scritta su fondo nero che interrompe il fregio sommitale.<\/p>\n<p>Agli inizi del secolo XVI la giurisdizione di Arco venne divisa in due parti, spettanti una al conte Andrea d\u2019Arco e l\u2019altra ad Odorico, suo fratello.<\/p>\n<p>Il palazzo di S. Pietro era la residenza del primo; e quindi appartenne per secoli ai conti d\u2019Arco del ramo di Andrea. Lo stemma della famiglia \u00e8 visibile sopra l\u2019ingresso sul lato Ovest, all\u2019imboccatura di via Ferrera.<\/p>\n<p>Verso la fine del Settecento il palazzo venne abbandonato dai conti d\u2019Arco in quanto i nobili proprietari, imparentatisi con le famiglie Chieppio e Ardizzoni di Mantova, risiedevano ormai stabilmente nella citt\u00e0 lombarda. And\u00f2 quindi ad abitarvi la famiglia del giudice dott. Saverio Marchetti (originaria di Bolbeno nelle Giudicarie) che acquist\u00f2 successivamente il palazzo.<\/p>\n<p>Da allora, questa famiglia, che annovera fra i suoi appartenenti figure gloriose della storia trentina, ha custodito come un bene prezioso questo palazzo. Occorre qui ricordare Prospero Marchetti (1822-1884), rappresentante di viva italianit\u00e0, protagonista delle prime lotte per la liberazione dalla dominazione austriaca, fondatore della S.A.T., promotore, quale podest\u00e0 di Arco, del Luogo di Cura. Suo fratello Giacomo (1817-1883) fu anch\u2019egli attivo nel ricercare soluzioni per l\u2019unione del Trentino al resto dei territori italiani. E suo figlio Carlo (1858 &#8211; 1913) , ingegnere, continu\u00f2 l\u2019opera dello zio Prospero; a lui si devono quasi tutti i progetti delle ville che sorgono ad Arco negli ultimi anni dell\u2019ottocento.<\/p>\n<p>Infine vi \u00e8 un altro Prospero, nipote del primo, che diviene il sindaco di Arco italiana nel dicembre del 1918.<\/p>\n<p>Pregevole nella sua struttura a ferro di cavallo, con un ampio cortile interno, cui si accede attraverso un magnifico portale ed un portico con cancello, il palazzo presenta alcuni aspetti artistici di indubbio interesse. Il sottogronda affrescato, leggibile soprattutto sulle facciate Ovest e Sud, presenta scene d\u2019argomento sacro (il re Salomone e le due donne che si contendono un bambino) e soprattutto profano; gli affreschi sono stati realizzati in epoche diverse, probabilmente ad opera di vari pittori. Nei primi riquadri del sottogronda verso piazza Prospero Marchetti \u00e8 forse riconoscibile la mano di Dionisio Bonmartini, pittore che ritroveremo trattando del Palazzo del Termine e della Chiesa di S.Rocco a Caneve. Il fregio sulla facciata a Sud \u00e8 stato in parte danneggiato da bombardamenti durante la Prima Guerra mondiale; si noti la scritta \u201cFare e disfare \u00e8 vizio e fortuna della societ\u00e0 umana\u201d.<\/p>\n<p>Altri affreschi sono visibili nelle sale interne, dove \u00e8 inoltre possibile ammirare uno splendido caminetto sovrastato dallo stemma che racchiude le insegne del casato d\u2019Arco e degli Avogadro. Al primo piano si trova una grande sala con la fascia sommitale affrescata con motivi mitologici ed ornamentali. Oltre ad alcuni ritratti di conti d\u2019Arco, vi \u00e8 un grande dipinto con l\u2019albero genealogico dei d\u2019Arco; fanno da cornice gli stemmi delle famiglie con cui i nobili del luogo si imparentarono.<\/p>\n<p>Ma il principale segno di riconoscimento del Palazzo di S. Pietro sono forse gli imponenti camini \u201calla veneziana\u201d che svettano verso l\u2019azzurro del cielo e guidano lo sguardo lass\u00f9, verso il Castello.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come si \u00e8 detto in precedenza, in epoca medioevale Arco venne cinta di mura, cos\u00ec com\u2019era consuetudine per molte citt\u00e0. Al borgo si accedeva attraverso quattro porte; quella meridionale era detta di S. Pietro. Poco distante da quella porta si trovava infatti anticamente la chiesa di S. 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