{"id":107,"date":"2016-05-29T13:54:17","date_gmt":"2016-05-29T11:54:17","guid":{"rendered":"http:\/\/arco.org\/?page_id=107"},"modified":"2016-05-31T14:02:32","modified_gmt":"2016-05-31T12:02:32","slug":"palazzo-del-termine","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.arco.org\/?page_id=107","title":{"rendered":"Palazzo del Termine o della lega."},"content":{"rendered":"<p>All\u2019inizio di via Vergolano, partendo da piazza 3 Novembre, si trova il Palazzo del Termine, o della Lega. L\u2019antica denominazione attribuita all\u2019edificio \u00e8 dovuta alla vicina presenza di un cippo di confine (localmente \u201ctermine\u201d) che segn\u00f2, a partire dal 1512, la gi\u00e0 menzionata divisione della contea di Arco in due parti: quella del Ponte e quella della Scaria. La denominazione pi\u00f9 recente risale invece ai primi decenni del secolo, quando nel palazzo trov\u00f2 la sua sede la Lega dei Contadini del Basso Sarca.<\/p>\n<p>Sorto, probabilmente, nella seconda met\u00e0 del Quattrocento per volont\u00e0 di Odorico d\u2019Arco, e forse di suo padre Francesco, ebbe quale proprietario pi\u00f9 celebre il poeta ed umanista Nicol\u00f2 d\u2019Arco,<br \/>\nil cui ritratto \u00e8 presente nel grande avvolto a pianoterra.<\/p>\n<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-107 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.arco.org\/?attachment_id=500'><img width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/stanzaprimopiano-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" loading=\"lazy\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.arco.org\/?attachment_id=494'><img width=\"141\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/affrescolega-1-141x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" loading=\"lazy\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.arco.org\/?attachment_id=499'><img width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/stanzapianterreno-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" loading=\"lazy\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.arco.org\/?attachment_id=498'><img width=\"146\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/personaggiolega-146x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" loading=\"lazy\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.arco.org\/?attachment_id=497'><img width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/nicdarco-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" loading=\"lazy\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.arco.org\/?attachment_id=496'><img width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/affrescoparteest-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" loading=\"lazy\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.arco.org\/?attachment_id=495'><img width=\"150\" height=\"129\" src=\"https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/affrescolungolega-150x129.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" loading=\"lazy\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p>Nel Settecento il palazzo appartenne al conte Giorgio d\u2019Arco che viveva in Salisburgo; egli era grande amico della famiglia Mozart al punto da scrivere una lettera al cugino in Mantova, raccomandandogli di curarsi del giovanissimo Amadeus che si recava in Italia per tenere alcuni concerti (dicembre 1769).<\/p>\n<p>Nell\u2019Ottocento il palazzo poi divenne propriet\u00e0 di alcune importanti famiglie di Arco (Marcabruni e Baldessari). Attualmente in una parte del Palazzo vi \u00e8 il Ristorante \u201cAlla Lega\u201d, mentre altri spazi sono adibiti ad abitazione ed uffici.<\/p>\n<p>Il Palazzo ha la ricorrente forma a quadrilatero con un ampio cortile interno.<\/p>\n<p>Da qui si pu\u00f2 ammirare il sottogronda completamente affrescato, e recentemente restaurato, che rappresenta scene della storia di Roma (ad eccezione di quella sul lato Ovest).<br \/>\nA tali scene si alternano gli stemmi dei casati imparentati con i d\u2019Arco; al centro lo stemma imperiale con l\u2019aquila bicipite ed accanto quello arciducale, bianco e rosso. Dopo il primo stemma (quadripartito, bianco e nero) dei Collalto, \u00e8 ben individuabile la raffigurazione di Muzio Scevola che punisce la propria mano sul fuoco davanti al re Porsenna, e la scritta sottostante <em>\u201cDionisius de Arco pinxit 1537\u201d.<\/em> L\u2019autore degli affreschi \u00e8 quindi Dionisio Bonmartini di Arco, la cui famiglia era originaria di Agrone nelle Giudicarie. A lui viene attribuita la Via Crucis\u00a0 dipinta sulle pareti\u00a0 della Chiesa di S. Rocco a Caneve ed una parte degli affreschi del sottogronda ovest di Palazzo Marchetti.<\/p>\n<p>Nell\u2019angolo Nord-Est del cortile, attraverso una porta con stipiti in pietra locale, si accede ad una grande stanza con soffitto ad avvolto, completamente affrescato. I dipinti presentano gli stemmi gi\u00e0 notati nel sottogronda. Al centro del singolare incrocio d\u2019archi campeggia l\u2019aquila imperiale che reca sul ventre tutti gli stemmi dei Paesi che costituivano l\u2019Impero asburgico ai tempi di Carlo V.<\/p>\n<p>Sul soffitto vi sono ancora dei medaglioni dalle tinte sfumate che rappresentano motivi classicheggianti; due scritte ricordano che in quelle stanze trovavano pace le persone stanche <em>(\u201cHic requie(s) (fessi)s\u201d)<\/em>, dedicandosi ai piaceri onesti della vita <em>(\u201cHonestae voluptati d.\u201d)<\/em>. Nell\u2019angolo il ritratto di Nicol\u00f2 d\u2019Arco osserva sereno il visitatore.<\/p>\n<p>Al primo piano dell\u2019edificio \u00e8 presente una grande sala con soffitto a cassettoni. L\u2019intersecarsi delle travi minori con quelle portanti, pi\u00f9 massicce, forma numerosi riquadri impreziositi da raffigurazioni o di stemmi o di volti. Gli stemmi sono facilmente riconoscibili ed attribuibili; i volti potrebbero rappresentare personaggi di casa d\u2019Arco. Alle pareti, lacerti di affresco bastano a far immaginare quanto ricca e preziosa fosse la decorazione di quella sala.<\/p>\n<p>Al secondo piano del Palazzo, con ingresso da via del Dosso, vi sono altre stanze finemente decorate, con motivi che richiamano quelli presenti nella Chiesa di S. Rocco a Caneve di Arco, chiesa voluta da Odorico d\u2019Arco.<\/p>\n<p>Recenti lavori di ristrutturazione del Palazzo del Termine hanno messo in luce nuove raffigurazioni ad affresco; tali ritrovamenti accrescono il valore artistico e storico di questo Palazzo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All\u2019inizio di via Vergolano, partendo da piazza 3 Novembre, si trova il Palazzo del Termine, o della Lega. 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