{"id":11,"date":"2016-05-27T14:04:31","date_gmt":"2016-05-27T12:04:31","guid":{"rendered":"http:\/\/arco.org\/?page_id=11"},"modified":"2016-06-06T13:21:17","modified_gmt":"2016-06-06T11:21:17","slug":"natura","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.arco.org\/?page_id=11","title":{"rendered":"Natura, territorio e clima."},"content":{"rendered":"<p>Se la storia di Arco \u00e8 ricca di aspetti di grande interesse, se il castello, i palazzi e le chiese sono monumenti in cui l\u2019arte \u00e8 manifestazione chiara di civilt\u00e0 in progresso, aperta a sempre nuovi orizzonti, l\u2019ambiente naturale in cui Arco \u00e8 collocata \u00e8 altrettanto unico. Agli occhi di chi arriva in Arco dalla vallate limitrofe appaiono scenari sempre diversi: il verde cangiante della vegetazione, le rocce lambite o baciate dal sole, le colline dell\u2019olivaia con i muri a secco, i lecci che vincono gli strapiombi, le campagne fertili e ben coltivate, le giogaie di monti e, in lontananza, le acque azzurre del Garda.<\/p>\n<p>m<img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-717\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/mimosa-121x300.jpg\" alt=\"mimosa\" width=\"121\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/mimosa-121x300.jpg 121w, https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/mimosa.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 121px) 100vw, 121px\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-716\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/magnolia.jpg\" alt=\"magnolia\" width=\"157\" height=\"143\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-715\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/lago.jpg\" alt=\"lago\" width=\"210\" height=\"236\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-714\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/bosco.jpg\" alt=\"bosco\" width=\"236\" height=\"196\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-713\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/arcoalto.jpg\" alt=\"arcoalto\" width=\"280\" height=\"255\" \/><br \/>\nArco si trova nella conca del Basso Sarca, nel\u00a0Trentino meridionale; il suo territorio fa parte del bacino idrografico dell\u2019immissario del Lago di Garda: il fiume Sarca, che nasce dai ghiacciai del Gruppo Adamello-Presanella. Ma un\u2019altra nomenclatura \u00e8 tornata in uso per definire questo territorio, velata di una patina antica e quindi forte di nobili caratteri: il Sommolago. Ed in questo dualismo sta l\u2019unicit\u00e0 del territorio arcense: se infatti la pianura con i suoi parchi e giardini, \u00e8 impregnata di toni mediterranei dovuti a fattori diversi, le vette dei monti circostanti delimitano un areale tipicamente alpino. Dagli olivi ai mughi, scrive Richard Keller nel libro <em>\u201cArco nel suo verde\u201d<\/em>, e mai immagine \u00e8 stata pi\u00f9 chiara nella sua semplicit\u00e0 per rappresentare la variet\u00e0 di situazioni climatiche presenti nel Basso Sarca (o Sommolago).<\/p>\n<p>La valle, di chiara origine glaciale, presenta, in vicinanza di Arco, un fondovalle alluvionale delimitato ad Est ed Ovest da catene montuose dalle diverse caratteristiche. Il fianco orientale presenta un profilo piuttosto uniforme, verde di prati e di boschi, dominato dal M. Stivo (m. 2059) e terminante verso il lago con la propaggine del M. Creino. Il fianco occidentale invece \u00e8 segnato da rilievi nudi ed aspri. La \u201cfortezza\u201d rocciosa del M. Collodri precede la rupe del Castello. Pi\u00f9 ad Ovest, oltre la valletta di L\u00e0ghel, si incontra la collina del Ba\u00f2ne e pi\u00f9 in l\u00e0 ancora la dorsale culminante nel M. Bia\u00ecna(m. 1413). A chiudere a Nord-Ovest la valle sorgono il Monte S. Pietro e il Monte Misone (m.1804). Ma anche questi rilievi, cos\u00ec mossi nella loro struttura, s\u2019addolciscono nelle loro falde ospitando i gradoni argentei dell\u2019olivaia.<\/p>\n<p>Ad eccezione dell\u2019apertura valliva verso Nord, il territorio di Arco risulta un grande anfiteatro, avanti al quale si distende un\u2019ampia campagna, costellata qua e l\u00e0 di centri abitati e case sparse; un lembo del territorio del Comune di Arco arriva fin sulla sponda del Benaco. Ed \u00e8 proprio questo anfiteatro la nicchia naturale entro cui sussiste una situazione climatica favorevole, grazie alla concomitante presenza di fattori benefici.<\/p>\n<p>Scriveva nel XVI secolo Scipione de Castro, un portoghese ospite dei Conti d\u2019Arco: <em>\u00abIn questo tempo, per quanto si sia ai primi di dicembre, mi par di vivere nel paradiso terrestre, un\u2019eterna primavera di fiori, di frutta, di un mitissimo clima, che mi ridona le forze e la salute&#8230;Un paese che potrebbe esser cantato da greci e da latini\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Allo sbocciare dell\u2019epoca felice del Kurort, numerose guide turistiche esaltarono il clima di Arco, facendolo conoscere soprattutto agli ospiti mitteleuropei. Le osservazioni sistematiche compiute in quell\u2019epoca e poi quelle effettuate a partire dal 1949, prima per iniziativa dell\u2019Associazione Medica del Centro Sanatoriale e poi dall\u2019Azienda Autonoma di Cura e Soggiorno (ora A.P.T. del Garda Trentino), forniscono dati sufficienti per tracciare un quadro scientificamente valido della situazione climatica di Arco.<\/p>\n<p>Vi sono caratteri peculiari quali le precipitazioni, l\u2019eliofania, lo spirare dei venti, la presenza termoregolatrice del Garda che insieme determinano il clima di Arco, comunemente definito mite.<\/p>\n<p>L\u2019inverno presenta in media pochi giorni di gelo, circa 17; le temperature minime in questi giorni raggiungono al massimo -5\u00b0C. Le precipitazioni sono scarse; la neve cade di rado e non rimane che poche ore sul fondovalle. Caratteristica del clima invernale di Arco \u00e8 che l\u2019umidit\u00e0 relativa dell\u2019aria in gennaio e febbraio risulta minore che in tutti gli altri mesi; ci\u00f2 comporta la quasi totale assenza di nebbia. Nei parchi, a dicembre e gennaio, si diffonde il profumo inconfondibile dei fiori di calicanto. Poi tra i ceppi cavi degli olivi spuntano le viole mammole ed i pendii delle colline circostanti si macchiano del giallo delle primule e del rosso scuro delle eriche.<\/p>\n<p>In primavera la temperatura sale rapidamente; di giorno oscilla fra i 15 e i 25\u00b0 C, mentre due notti su tre presentano temperature superiori a 8\u00b0C. Verso la fine del mese di marzo comincia a farsi sentire il regime locale dei venti periodici, con la brezza di lago e la brezza di terra. All\u2019inizio di marzo le siepi splendono delle lunghe aste gialle delle forsizie o dei boccioli rossi del piracanto. Negli orti i mandorli in fiore segnano per primi l\u2019avvento della stagione amica e le mimose offrono i loro fiori.<\/p>\n<p>L\u2019estate di Arco \u00e8 calda; la media delle temperature massime \u00e8, in luglio, di 28,4\u00b0C e in agosto di 27,2\u00b0C. Ma, grazie all\u2019\u00f2ra del Garda che spira soprattutto nel pomeriggio e alla brezza di monte che scende nella notte verso il piano, i giorni d\u2019estate risultano scarsamente afosi. Raramente l\u2019estate \u00e8 caratterizzata da totale siccit\u00e0; si verificano invece precipitazioni di breve durata ma intense, cos\u00ec da togliere poche ore di insolazione. Gi\u00e0 in maggio gli orti, i giardini ed i parchi si sono vestiti a festa: il lill\u00e0, il maggiociondolo, le ginestre, le magnolie, le rose creano cocktails inebrianti per chi vuole immergersi nella natura. Poi in giugno la bianca pioggia dei fiori d\u2019olivo si diffonde ovunque.<\/p>\n<p>L\u2019autunno \u00e8 la stagione delle piogge nel settore settentrionale del Mediterraneo e cos\u00ec \u00e8 anche ad Arco; ottobre e novembre sono i mesi con la massima somma di precipitazioni. Ma se il sole rimane padrone del cielo per diversi giorni, allora la natura rivela i suoi mille colori. Le rocce sembrano brillare pi\u00f9 calde, punteggiate dai cespugli rossastri dello scotano; il cielo \u00e8 pi\u00f9 terso, a disegnare felici scenari di operosit\u00e0 per la vendemmia e la raccolta della frutta. Nell\u2019olivaia i contadini appoggiano le lunghe scale ai tronchi contorti degli olivi; le bacche nere e verdi saltellano nei teli e vanno a gonfiare i grandi sacchi di iuta da portare al torchio. Negli orti e lungo i canali piante maestose di cachi offrono luminarie arancione ed i frutti dei melograni si aprono in uno splendido sorriso.<\/p>\n<p>Questa naturalmente \u00e8 la situazione climatica di Arco nella parte del suo territorio collocata nel gi\u00e0 citato anfiteatro o nicchia mediterranea. Salendo lungo i fianchi delle montagne circostanti, l\u2019altitudine modella gli aspetti stagionali, ma i benefici del clima mediterraneo non spariscono del tutto.<\/p>\n<p>E se la neve primaverile incappuccer\u00e0 la cima dello Stivo, la osserveremo tra i rami fioriti della magnolia.<\/p>\n<p>Il miglior parametro che permette di studiare, in termini realistici, il clima di un certo territorio \u00e8 senza dubbio lo sviluppo della vegetazione spontanea. Se gli impianti agricoli ed il verde di parchi e giardini godono della cura dell\u2019uomo che studia la loro collocazione e che sa temperare, almeno in parte, le impreviste \u201coffese\u201d climatiche, le erbe, gli arbusti e le piante che crescono spontaneamente sono indice, invece, di adattamento naturale, sono testimonianze bioclimatiche di estremo valore, che possono variare, nella loro tipologia, anche entro brevi distanze.<\/p>\n<p>Ebbene, il territorio del comune di Arco offre una sorpendente variet\u00e0 di ambienti naturali, grandi tessere di un <em>puzzle<\/em>, caratterizzate ognuna da specie vegetazionali che si compenetrano lungo confini non rigidamente definiti.<\/p>\n<p>Si offriranno qui solo alcuni cenni sulle specie pi\u00f9 diffuse, sottolineando soprattutto l\u2019aspetto della \u201cstratificazione\u201d della flora in ambiti territoriali ristretti.<\/p>\n<p>Nel fondovalle, la campagna con le varie coltivazioni lascia poco spazio al verde spontaneo, ma lungo i margini dei campi, sui bordi dei canali, lungo i muretti non \u00e8 infrequente imbattersi in siepi di rovo delle more, nella pianta perenne dell\u2019assenzio, nell\u2019erba cipressina, in ciuffi di malva.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 forse la collina l\u2019ambiente che offre una pi\u00f9 vasta gamma di \u201coccasioni\u201d vegetali spontanee. Lungo i pendii soleggiati troviamo le ginestre; sottili nei loro steli eppure cos\u00ec resistenti, esse inondano l\u2019aria con il profumo dolce dei loro fiori gialli. L\u2019albero di Giuda risalta nella boscaglia per la vistosa fioritura rosso-violacea. Nelle fratture delle rocce, abbarbicati alle ripide pareti come tanti freeclimbers, crescono i lecci. Essi sono, accanto all\u2019olivo, il simbolo della mediterraneit\u00e0 del Basso Sarca; e si ritrovano ad altitudini incredibili, disseminati entro <em>habitat<\/em> per loro comunemente inospitali. Lungo il fianco del M. Stivo si ritrovano lecci alla quota di m. 1.300. E quando il leccio crea, sui pendii e nei pianori, una fitta boscaglia, fa la sua comparsa il pungitopo, una specie protetta dalla legge provinciale.<\/p>\n<p>Non si possono dimenticare la menta, la ruta, la lavanda e il rosmarino; le ultime due coltivate e poi inselvatichite nei luoghi pi\u00f9 propizi. Un po\u2019 ovunque, ai margini delle strade, lungo i ghiaioni calcarei, si ritrova la valeriana rossa dalle infiorescenze a corimbi. E cos\u00ec \u00e8 diffuso anche lo scotano, un arbusto dalle larghe foglie ovoidali che in autunno assumono tonalit\u00e0 rosse ed arancio stupende. Fino al secolo scorso esse venivano usate per la concia delle pelli.<\/p>\n<p>Salendo lungo i dossi incontriamo pini neri, melograni selvatici, frassini, allori, roverelle, ornielli, carpini neri; tutte piante che allignano su terreni ostili e che esse stesse sanno migliorare con un crescente apporto di <em>humus<\/em>.<\/p>\n<p>Se si sale oltre si entra nel regno del nocciolo, del maggiociondolo e del castagno. Seguono poi le faggete, gli abeti rossi, i larici ed infine i mughi. Nei prati, fra i tanti fiori, si segnalano l\u2019aquilegia, il giglio rosso,la genziana, il veratro, la negritella.<\/p>\n<p>Attorno alla vetta dello Stivo crescono i rododendri e le stelle alpine.<\/p>\n<p>Tutte queste piante, questi arbusti, queste erbe si sviluppano secondo ritmi naturali, protette da particolari condizioni ambientali. A noi tutti spetta il compito di rispettarle e di favorirne la propagazione, ma il primo passo da compiere sar\u00e0 quello di accorgersi di loro!<\/p>\n<p>La pianura che si distende lungo il corso del fiume Sarca e poi si apre fino a morire sulle rive del lago di Garda \u00e8 coltivata in modo ordinato e razionale. La coltura pi\u00f9 diffusa \u00e8 quella della vite.<\/p>\n<p><em>\u00abEa sunt vina qua inter Rhaetica primum locum tenent\u00bb<\/em> scriveva lo storico Ambrogio Franco nel XVII secolo. Le viti, anticamente, venivano consociate al gelso, all\u2019olmo, oppure erano sostenute singolarmente con un palo. Solo pi\u00f9 tardi si ricorse alla potatura a pergola. Pali di castagno, a cui erano fissate traversine in legno di larice, costituivano la struttura portante. I pergolati erano distanti fra loro anche 7-8 metri; negli spazi intermedi, e fin sotto le viti, si coltivavano il mais, le patate, i fagioli ed altro. Spesso le stesse colonne di sostegno erano costituite da alberi di prugno. A partire dagli anni sessanta una ventata di razionalizzazione percorse le campagne del Basso Sarca. I nuovi impianti videro i filari pi\u00f9 ravvicinati fra di loro (circa 5 metri di distanza), ai pali di castagno si sostituirono le colonne in cemento, fu eliminata la consociazione con altre colture, vennero introdotte variet\u00e0 di uve pregiate (Merlot, Chardonnay, Cabernet, Moscato ecc.). Inoltre si \u00e8 provveduto ad organizzare, rendendola pi\u00f9 capillare e funzionale, la rete irrigua sul territorio. Ora i vigneti del Basso Sarca fanno bella mostra di s\u00e8 e sono un elemento caratterizzante del paesaggio agricolo locale.<\/p>\n<p>Accanto ai vigneti troviamo sempre pi\u00f9 ampi frutteti. Questa scelta agricola ha fatto la sua comparsa nel Basso Sarca alla fine degli anni Cinquanta. Si sono cominciati a coltivare i meli e poi i kiwi; alle piante di susine, un tempo disseminate nei campi, sono stati dedicati spazi particolari. Anche questo tipo di coltura \u00e8 andato via via specializzandosi, soprattutto seguendo le scelte di mercato e quindi provvedendo ai necessari reimpianti. Il prodotto locale viene, in massima parte, conferito al magazzino della Cooperativa Contadini del Basso Sarca a Dro.<\/p>\n<p>Lo spazio agricolo nel fondovalle, sebbene ridotto rispetto alla situazione di 30-40 anni fa, riserva ancora angoli suggestivi e soprattutto itinerari percorribili a piedi e in bicicletta, dove \u00e8 possibile gustare il silenzio ritemprante della campagna. Nel Basso Sarca \u00e8 presente infatti una vasta rete di strade interpoderali; a fianco di alcune scorrono ancora gli antichi canali d\u2019irrigazione, localmente chiamati \u201cfitte\u201d.<\/p>\n<p>Il paesaggio cambia quando ci si immerge nell\u2019olivaia. Questo ambiente ha una propria architettura, dove l\u2019intercalare dei muretti a secco che reggono e delimitano terrazzi pi\u00f9 o meno ampi crea una sorta di armonia incredibilmente unica. Il paesaggio dell\u2019olivaia sa sempre di sole, non opprime, ma si apre sulla valle in mille prospettive, mai uguali a se stesse. Gli olivi sono una coltura antica e i loro tronchi contorti sono monumenti che sanno di sofferenza e di gioia di vivere, al tempo stesso. Gli incavi che si possono notare sulle piante pi\u00f9 vecchie sono dovuti al lavoro dell\u2019uomo che ha tolto il marciume dovuto alla \u201ccarie\u201d del legno, provocata da un fungo del tipo <em>Polyporus<\/em>. In altri casi si possono notare due o pi\u00f9 polloni (che diventeranno poi dei tronchi) svilupparsi da un medesimo ceppo. Infatti, quando l\u2019antico tronco \u201cmuore\u201d per cause diverse (gelo o malattia) lo si taglia; dalle radici si sviluppano ben presto molti germogli; se ne conservano solo alcuni che si trasformeranno in forti polloni.<\/p>\n<p>L\u2019olivaia \u00e8 raggiungibile tramite strade e sentieri. Negli ultimi anni si \u00e8 favorita la realizzazione di stradine, ovviamente destinate ai soli mezzi agricoli; questo per permettere una maggior cura, sia nella concimazione che nei trattamenti anticrittogamici. Un\u2019ultima caratteristica va segnalata: l\u2019olivaia di Arco \u00e8 diffusa per buona parte su terreno comunale. Il contadino \u00e8 proprietario (o affittuario) della pianta e non del suolo. Come segno distintivo i contadini appongono sui tronchi degli alberi delle sigle con colori diversi.<\/p>\n<p>Le olive si raccolgono a partire da novembre (\u201c<em>da S. Martin posta el scalin<\/em>\u201d). I contadini si servono di lunghe scale a pioli (in legno o in ferro) che piantano a terra e appoggiano ai rami assicurandole con una cordicella. Tutt\u2019intorno all\u2019olivo si stendono ampi teli di iuta per raccogliere le olive che vengono fatte cadere passando i rametti con una sorta di pettine. Un tempo i contadini preferivano far cadere le olive entro una piccola cesta che tenevano appesa alla cintura. L\u2019uso della pertica di bamb\u00f9 viene limitato alle parti meno accessibili della pianta in quanto dannoso per i rametti pi\u00f9 teneri.<\/p>\n<p>Le olive, conservate in luogo fresco ed asciutto per impedire il diffondersi di muffe, vengono poi portate al torchio per la molitura. L\u2019olio extravergine prodotto localmente \u00e8 ricco di vitamina E, facilita la diminuzione del colestorolo nel sangue; a digiuno ha funzione lassativa ed \u00e8 benefico per i disturbi cardiocircolatori.<\/p>\n<p>Possiamo infine parlare di coltivazione del bosco. Anche se nel Basso Sarca non esistono tradizioni secolari radicate come in altre vallate trentine, da qualche decennio si \u00e8 prestata comunque maggior attenzione alla silvicoltura. Si sono fatti massici rimboschimenti (il primo a compierli fu Gianni Caproni, pioniere dell\u2019aeronautica), si sono tracciate strade tagliafuoco, si \u00e8 fatto pulizia del sottobosco infestante. E cos\u00ec anche i boschi sui monti di Arco hanno assunto un loro fascino, ed inoltre producono ogni anno quintali di ottima legna da ardere e da costruzione.<\/p>\n<p>All\u2019interno dei boschi, ad un\u2019altitudine che varia fra i 400 e gli 800 metri, s\u2019incontrano gigantesche piante di castagno; soprattutto nella zona di Pianaura, Troiana e Carobbi esse caratterizzano il bosco con la loro chioma maestosa.<\/p>\n<p>Dopo le piante spontanee e quelle coltivate per l\u2019alimentazione dell\u2019uomo, \u00e8 il verde dei giardini e dei parchi, il verde \u201cd\u2019ornamento\u201d che occupa un posto di riguardo nell\u2019ambiente di Arco, anche se la netta distinzione fra i tre settori risulta molto spesso difficile da compiere. Infatti pu\u00f2 accadere che una pianta messa a dimora in un giardino si diffonda ed attecchisca in modo spontaneo anche altrove (l\u2019esempio pi\u00f9 classico \u00e8 quello della palma della Cina); come si pu\u00f2 ritrovare un pergolato di viti o di kiwi in un giardino, creato sia per avere una produzione familiare di frutta che per ottenere zone d\u2019ombra.<\/p>\n<p>Ad Arco i giardini pubblici vennero realizzati all\u2019epoca del Kurort (dal 1872 in poi), nello spazio a Sud e Sud-Ovest della chiesa collegiata, su progetto dell\u2019ing. Saverio Tamanini, per una loro fruizione nelle diverse situazioni stagionali.<\/p>\n<p>A Sud di piazzale Segantini vi sono infatti i giardini d\u2019estate con conifere e piante caducifoglie dall\u2019ampia chioma; fra esse si distingue un imponente cedro dell\u2019Himalaya. In questi giardini sono presenti il monumento a Giovanni Segantini e quello ai caduti di guerra. Inoltre vi sono alcune strutture per il gioco dei bambini.<\/p>\n<p>Nell\u2019area sud del Casin\u00f2 Municipale si aprono invece i giardini d\u2019inverno. Un lungo viale di palme della Cina, sul cui tronco sono avviluppati gelsomini o rose, invita al passeggio. Altre isole di verde sono rappresentate dal bananeto e da un gruppo di palme da dattero.<\/p>\n<p>\u00c8 in questi giardini che \u00e8 collocato il piccolo osservatorio metereologico. In questo stesso viale, ai tempi del Kurort, gli ospiti passeggiavano ascoltando un\u2019orchestra che suonava sotto il gazebo; vi era un tale rispetto per quello spazio che era assolutamente vietato fumare.<\/p>\n<p>A far da connessione fra i due giardini vi \u00e8 la zona verde antistante la Villa Igea (sede centrale della Cassa Rurale di Arco); il giardino, realizzato di recente, presenta molte variet\u00e0 sia arboree che arbustive, raggruppate in ambientazioni caratterizzanti.<\/p>\n<p>A Nord del Casin\u00f2 Municipale vi \u00e8 il Viale delle Magnolie che conduce da piazzale Segantini alla \u201cRotonda\u201d dov\u2019\u00e8 posto, circondato da una corona di cipressi, il monumento all\u2019Arciduca Alberto d\u2019Asburgo.<\/p>\n<p>Ma se il verde pubblico \u00e8 concentrato nell\u2019area sopra descritta, il verde \u201cprivato\u201d \u00e8 invece disseminato lungo direttrici diverse. Questi giardini sono stati voluti per abbellire per lo pi\u00f9 le splendide ville del Kurort.<\/p>\n<p>I proprietari facevano a gara per possedere qualche variet\u00e0 mediterranea particolare o addirittura esotica. Anche se la loro fruizione non \u00e8 consentita al pubblico (salvo autorizzazione del proprietario) essi rappresentano un valore inestimabile per il patrimonio naturale di Arco. Come non ricordare allora il parco dell\u2019Istituto Bellavista lungo la via XXIV Maggio, o quello della Villa Angerer (ex Sanaclero) a Chiarano, ricchi entrambi di variet\u00e0 rare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se la storia di Arco \u00e8 ricca di aspetti di grande interesse, se il castello, i palazzi e le chiese sono monumenti in cui l\u2019arte \u00e8 manifestazione chiara di civilt\u00e0 in progresso, aperta a sempre nuovi orizzonti, l\u2019ambiente naturale in cui Arco \u00e8 collocata \u00e8 altrettanto unico. 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