{"id":118,"date":"2016-05-29T13:59:40","date_gmt":"2016-05-29T11:59:40","guid":{"rendered":"http:\/\/arco.org\/?page_id=118"},"modified":"2016-06-01T15:24:07","modified_gmt":"2016-06-01T13:24:07","slug":"le-chiese","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.arco.org\/?page_id=118","title":{"rendered":"Le chiese"},"content":{"rendered":"<p>A far da corona alla Collegiata troviamo altre chiese, disseminate nel centro storico o nell\u2019immediata periferia di Arco; ognuna con la sua storia pregna di fede e di tradizioni, con le sue peculiarit\u00e0 architettoniche ed artistiche che la fanno emergere nel tessuto della citt\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-519\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/figuravescovo.jpg\" alt=\"figuravescovo\" width=\"144\" height=\"213\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-550\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/viacrucis.jpg\" alt=\"viacrucis\" width=\"251\" height=\"143\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-549\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/ultimacena-300x144.jpg\" alt=\"ultimacena\" width=\"300\" height=\"144\" srcset=\"https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/ultimacena-300x144.jpg 300w, https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/ultimacena.jpg 301w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-548\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/sstrinita.jpg\" alt=\"sstrinita\" width=\"206\" height=\"146\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-547\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/spaolo.jpg\" alt=\"spaolo\" width=\"136\" height=\"182\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-546\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/servite.jpg\" alt=\"servite\" width=\"144\" height=\"254\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-545\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/sapollinare.jpg\" alt=\"sapollinare\" width=\"142\" height=\"231\" \/>\u00a0\u00a0<img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-543\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/martirio.jpg\" alt=\"martirio\" width=\"210\" height=\"187\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-542\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/laghelch.jpg\" alt=\"laghelch\" width=\"145\" height=\"232\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-541\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/internoapollinare.jpg\" alt=\"internoapollinare\" width=\"298\" height=\"187\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-540\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/eremospaolo.jpg\" alt=\"eremospaolo\" width=\"210\" height=\"137\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-539\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/dettaglioapollinare.jpg\" alt=\"dettaglioapollinare\" width=\"143\" height=\"180\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-537\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/chiesasstrinita.jpg\" alt=\"chiesasstrinita\" width=\"207\" height=\"257\" \/><\/p>\n<p>Poco distante dalla Collegiata troviamo <strong>la chiesa di S. Anna<\/strong>, <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-544\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/sanna.jpg\" alt=\"sanna\" width=\"144\" height=\"229\" \/>\u00a0un tempo chiamata di S. Andrea o della Disciplina. Fu probabilmente costruita o riedificata con le pietre dell\u2019antica chiesa di S. Pietro che un tempo sorgeva nei pressi della porta meridionale della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Di un certo interesse \u00e8 la grande tela presente nella sacrestia; raffigura S. Andrea ed altri santi ed \u00e8 opera di Giovanni Antonio Zanoni di Massone.<\/p>\n<p>All\u2019inizio della Via Segantini, nei pressi del ponte, vi \u00e8 <strong>la chiesetta di S. Giuseppe<\/strong>, realizzata per volont\u00e0 del conte Vinciguerra d\u2019Arco.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-615\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/IMG_8745-225x300.jpg\" alt=\"IMG_8745\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/IMG_8745-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/IMG_8745-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/IMG_8745-624x832.jpg 624w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/p>\n<p>Nel mezzo del rione di Stranfora, accanto agli edifici che costituirono l\u2019antico Ospitale di Arco, vi \u00e8 <strong>la chiesa di S. Bernardino, <\/strong>edificata nei primi decenni del Seicento. L\u2019altare \u00e8 opera di Domenico Rossi detto il Manentino. A questa chiesa era legata in particolare una delle vicinie esistenti in Arco: quella detta appunto di S.Bernardino. La vicinia era un\u2019associazione dei \u201cvicini\u201d, di coloro cio\u00e9 che abitavano nella stessa contrada e che godevano di donazioni o privilegi, negati invece a chi era forestiero o a chi risiedeva in altra parte della citt\u00e0. Ancora adesso nel rione di Stranfora si festeggia in modo solenne S. Bernardino che \u00e8 compatrono di Arco.<\/p>\n<p>Nel Seicento venne anche realizzata alla periferia Sud di Arco un\u2019altra chiesa, quella dedicata <strong>alla Madonna di Reggio<\/strong>. Sorta come ampliamento di un capitello dedicato alla Madonna della Ghiara che si venerava in Reggio Emilia, assunse un ruolo importante quando, verso la fine del XVII secolo (1689), venne edificato accanto ad essa un monastero delle Serve di Maria. La fondatrice Arcangela Biondini, veneziana, aveva ottenuto dall\u2019imperatore Leopoldo l\u2019aiuto economico per realizzare questa casa di preghiera e di formazione. E l\u2019appoggio imperiale non venne mai meno al convento di clausura (se si eccettua la ventata delle soppressioni volute da Giuseppe II); si veda la porta con lo stemma imperiale, sormontato dall\u2019aquila bicipite. Per tre secoli quelle mura hanno visto la presenza di decine di suore, di converse e di educande. Per un periodo le religiose furono anche maestre nella scuola elementare femminile.<\/p>\n<p>Ora nel convento vive una ridotta comunit\u00e0 di suore di clausura, ma la loro presenza non \u00e8 affatto avulsa dalla vita della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Alla periferia Sud di Arco si trova la chiesa di <strong>S.Giorgio<\/strong>; ricordata nel sec. XII, \u00e8 stata ricostruita nel Settecento e poi ancora nel 1895.<\/p>\n<p>La chiesa realizzata in tempi pi\u00f9 recenti ad Arco \u00e8 <strong>la chiesa evangelica dedicata alla S. Trinit\u00e0<\/strong>. Come si \u00e8 detto nella premessa storica, Arco visse il momento forse pi\u00f9 felice della propria storia negli ultimi decenni del secolo scorso, quando ad Arco arrivarono gli ospiti del Luogo di Cura. E per loro soprattutto venne realizzata a fine Ottocento (consacrata nel 1900) la chiesa in stile neo-gotico che si trova in via Roma. Dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, la chiesa venne abbandonata; nel 1935 essa fu affittata alla comunit\u00e0 cattolica che la dedic\u00f2 a S. Teresa. Nel 1972 la chiesa riprese ad essere usata dalla chiesa evangelica. La ricerca architettonica perseguita nell\u2019ideazione di questa chiesa \u00e8 davvero singolare: riscontriamo infatti l\u2019accostamento delle forme slanciate del tetto e del campanile e quelle pi\u00f9 severe dei muri portanti, con l\u2019uso marcato della pietra, rossa e grigia. Ma in questo sta l\u2019unicit\u00e0 della chiesa evangelica della S. Trinit\u00e0. Sui lati Nord e Sud, ad interrompere lo spiovente del tetto, vi sono tre grandi vetrate, tripartite.\u00a0 L\u2019interno \u00e8 semplice ed essenziale. Ad ovest \u00e8 il presbiterio che presenta un altare ligneo sovrastato da un grande Cristo crocifisso; a lato il pulpito, anch\u2019esso in legno. Lungo gli altri tre lati corre un basso atrio scandito da forti pilastri in pietra da cui parte la volta ogivale sopra l\u2019unica navata. Sul lato\u00a0 Est vi \u00e8 uno spazioso coro, ora non utilizzato. La chiesa, che \u00e8 l\u2019unica di rito evangelico nel Trentino, rimane aperta dalla domenica delle Palme fino alla fine di ottobre.<\/p>\n<p>Per chi ama la quiete e la meditazione, a Nord di Arco, immersa nell\u2019olivaia, si trova la Via Crucis che conduce al Santuario della Madonna di L\u00e0ghel. Si raggiunge salendo la via Fossa Grande che porta all\u2019Arboreto e al Castello. Nei pressi della Villa Rosa inizia la serie dei capitelli che ricordano la passione di Cristo; si snoda fra tronchi contorti d\u2019olivo, muretti a secco, prati verdi e rocce strapiombanti. Questi capitelli furono realizzati nel 1895\/96, soprattutto per volont\u00e0 popolare; essi dovevano sostituire l\u2019antica Via Crucis (1690) che si trovava lungo la strada (Via Capitelli, appunto!) che conduce da Arco verso Romarzollo. Alcuni di questi capitelli infatti erano stati abbattuti nell\u2019edificazione del muro di cinta della Villa Arciducale, ed altri erano in cattivo stato. Le stazioni della Via Crucis, in legno dipinto, sono opera dello scultore gardenese Giuseppe Moroder.<\/p>\n<p>Al termine della Via Crucis si arriva al Santuario della Madonna di L\u00e0ghel.\u00a0 Anticamente qui si trovava un capitello, oggetto di devozione da parte di chi superava il passo di Laghel; questa strada infatti era frequentata da chi si recava verso Ceniga.<\/p>\n<p>Nel 1721 si pose la prima pietra ed il preesistente capitello venne inglobato nell\u2019altare principale; la chiesa fu benedetta nel 1725. I due altari in stile barocco sono opera dei fratelli Benedetti, lapicidi di Castione. Nell\u2019antico pronao, ora chiuso ai lati, vi \u00e8 il sepolcro con la statua di Ges\u00f9, anch\u2019essa opera di Giuseppe Moroder. Una lapide alla parete ricorda che l\u2019arciduchessa Maria Antonietta Immacolata, principessa di Toscana, <em>\u201cprendeva conforto al crudo suo morbo nel tenero affetto verso questo santuario\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Ad Est della chiesa parte il sentiero che conduce sul Monte Collodri; su una balza, poco distante dal santuario, tre croci in legno segnano l\u2019ideale conclusione della Via Crucis.<\/p>\n<p>Nei pressi del ponte sul Sarca, una strada, sulla destra, conduce in localit\u00e0 Prabi, verso il campeggio di Arco, la piscina , la parete artificiale di free-climbing, il percorso vita ai piedi del M. Collodri. Due altre presenze si segnalano all\u2019attenzione di chi percorre questa strada, e soprattutto di chi sa apprezzare l\u2019arte medioevale: sono la chiesa di S. Apollinare e l\u2019eremo di S. Paolo.<\/p>\n<p>Notizie certe in merito alla <strong>chiesa dedicata a S. Apollinare<\/strong> risalgono al XIV secolo, ma si ritiene che la chiesa possa essere sorta intorno al VII secolo. Collocata fuori delle mura che un tempo cingevano Arco, lontana da abitazioni, aveva probabilmente anche lo scopo di accogliere viandanti e pellegrini. Ci\u00f2 spiegherebbe la presenza di un ampio pronao, laterale all\u2019ingresso principale, aspetto architettonico singolare fra le chiese dell\u2019archese.<\/p>\n<p>Si sa che verso la fine del XIV secolo officiavano nella chiesa di S. Apollinare ben dieci chierici; nel 1473, il papa Sisto V aggreg\u00f2, con bolla pontificia, la chiesa, quale priorato, alla Collegiata di Arco.<\/p>\n<p>A partire dal Settecento, la chiesa conobbe, come altre del luogo, un progressivo abbandono. Solo verso la fine dell\u2019Ottocento ed in questo secolo lavori di salvaguardia e di restauro evitarono la completa distruzione della chiesa di S. Apollinare. Gli ultimi interventi sono stati compiuti nel 1983; essi hanno ridato leggibilit\u00e0 agli affreschi presenti sulle pareti interne e del pronao.<\/p>\n<p>La chiesa ha la pianta rettangolare che si conclude con un\u2019abside semicircolare, quasi una nicchia, che chiude verso Est l\u2019aula. L\u2019altare in pietra rossa presenta tracce di affresco; tre strette finestre a strombo illuminano la sacra mensa. Nel catino dell\u2019abside ben visibile \u00e8 il volto del Cristo Pantocratore; ai lati dell\u2019arco santo \u00e8 raffigurata, quasi certamente, l\u2019Annunciazione.<\/p>\n<p>Le pareti Nord e Sud sono completamente affrescate, su due registri. La parete Sud presenta, nel livello pi\u00f9 alto, la Madonna con il Bambino, circondata da figure di santi (riconoscibile S. Antonio con il bastone a gruccia ed il campanello), la deposizione di Cristo nel sepolcro e la Nativit\u00e0. Nella fascia inferiore \u00e8 raffigurato il martirio di S. Agata seguito da una serie di santi fra cui S. Chiara e S. Francesco. Nella parete a Nord, nel registro superiore, troviamo il martirio di S. Lorenzo, la Madonna che allatta Ges\u00f9 Bambino e la Crocifissione.<\/p>\n<p>Sotto, altre figure di santi, tra cui S. Apollinare, vescovo benedicente, S. Paolo con la spada ed il libro, S. Anna e Maria bambina, S. Caterina d\u2019Alessandria con accanto la ruota, simbolo del suo martirio. La raffigurazione di S. Antonio abate e di S. Apollinare \u00e8 presente in pi\u00f9 punti.<\/p>\n<p>La parete su cui si apre l\u2019ingresso principale era tutta affrescata, ma orasono poche le tracce rimaste leggibili.<\/p>\n<p>Si notano due persone attorno ad un fuoco, una regge un campanello. In basso vi \u00e8 una figura di vescovo e, sulla destra, \u00e8 rappresentata quasi certamente la bottega di falegname di S.Giuseppe.<\/p>\n<p>Sugli affreschi sono state incise, in pi\u00f9 parti della chiesa, numerose scritte secondo una pratica che ritroveremo pi\u00f9 evidente nella chiesa di S. Rocco a Caneve di Arco. All\u2019esterno, la parete Nord del pronao presenta la raffigurazione dell\u2019Ultima Cena; undici apostoli fanno ala a Ges\u00f9. Giovanni ha il busto reclinato sulla mensa, Pietro lo fissa in modo severo, mentre gli altri discepoli, a coppie, intrattengono un dialogo fatto di sguardi e di semplici gesti; ai piedi di Ges\u00f9, sul lato opposto del tavolo, una figura inginocchiata alza le grandi mani in gesto di preghiera. Sulla sinistra una scritta in colore rosso ricorda che <em>\u201cVillelmo&#8230; venit huc prima et terza Junii&#8230;\u201d. <\/em><\/p>\n<p>Sotto l\u2019Ultima Cena si intuisce la raffigurazione dell\u2019Adorazione dei Magi.<\/p>\n<p>Accanto si erge la figura di S. Apollinare; sul lato Est la Crocifissione sostituisce l\u2019ancona sopra il semplice altare in pietra. Questi ultimi affreschi risalgono ad epoca successiva rispetto a quelli interni alla chiesa, che sono attribuibili invece alla scuola del maestro Federico del fu Bonanno Oddone da Riva ed in particolare a Giacomo e Giorgio (rispettivamente figlio e nipote di Federico), operanti in Trentino nella seconda met\u00e0 del Trecento.<\/p>\n<p>Continuando a percorrere la strada di Prabi, dopo circa due chilometri, si incontra l<strong>\u2019eremo di S. Paolo<\/strong>. Un boschetto di lecci lo isola dalla campagna antistante. Appare per prima una casa riservata probabilmente ai pellegrini, interamente ricostruita durante recenti lavori di restauro. Una ripida scalinata in pietra locale porta alla chiesetta abbarbicata alla parete di un maestoso sottoroccia.&#8212;&#8211; L\u2019ambiente \u00e8 decisamente suggestivo<\/p>\n<p>e rievoca un passato fatto di meditazione e di mistero. L\u2019origine di questo romitorio \u00e8 antichissima, come quella degli altri presenti nel Basso Sarca. In questi luoghi vivevano monaci eremiti che conducevano una vita di preghiera e di austerit\u00e0; la gente li stimava particolarmente e ad essi ricorreva per un buon consiglio o perch\u00e9 intercedessero presso Dio.<\/p>\n<p>Ad un lungo periodo in cui per l\u2019eremo di S. Paolo vi fu una forte affezione, segu\u00ec il tempo dell\u2019 abbandono. La cappella e il romitaggio divennero oggetto di atti vandalici.&#8212;&#8212;&#8212;- Opportunamente il Comune di Arco ha acquisito dalla famiglia de Althamer la propriet\u00e0 della chiesa. Accurati lavori di restauro hanno permesso di mettere in luce sulle pareti interne della chiesetta alcuni splendidi affreschi che seguono la volta rocciosa sovrastante. Il primo sulla parete Ovest, raffigura l\u2019Ultima Cena: dolcissima \u00e8 l\u2019espressione dell\u2019apostolo Giovanni, con il capo appoggiato sulla spalla di Ges\u00f9. Sul lato opposto vi \u00e8 la caduta di S.Paolo da cavallo sulla via di Damasco e poi la raffigurazione di un martirio. Una figura centrale viene colpita con dei sassi da personaggi in veste rigata e da un altro personaggio con una mazza. Si tratta quasi certamente del martirio di S.Stefano; gli Atti degli Apostoli riportano, infatti,\u00a0 che coloro che colpirono Stefano diedero i loro mantelli da tenere ad un giovane di nome Saulo, che da persecutore dei cristiani diventer\u00e0 poi un grande evangelizzatore. Questi dipinti, assai pi\u00f9 elementari di quelli presenti nella chiesa di S.Apollinare, risalgono probabilmente al XIV secolo. Anche in questa cappella si trovano alcune iscrizioni murali che ricordano soprattutto il passaggio di pellegrini.Oltre la chiesetta vi \u00e8 una stanza con un caminetto a muro con contorni in pietra grigia, e poi un\u2019altra stanza ancora, dove una scala in pietra conduce in una nicchia sotto il pavimento. Si esce poi su un piccolo balconcino che si affaccia sulla valle. Sul muro esterno della chiesetta, a strapiombo sulla parete del sottoroccia, vi \u00e8 la raffigurazione della Sacra Famiglia; altri affreschi sono andati completamente perduti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A far da corona alla Collegiata troviamo altre chiese, disseminate nel centro storico o nell\u2019immediata periferia di Arco; ognuna con la sua storia pregna di fede e di tradizioni, con le sue peculiarit\u00e0 architettoniche ed artistiche che la fanno emergere nel tessuto della citt\u00e0. \u00a0\u00a0 Poco distante dalla Collegiata troviamo la chiesa di S. Anna, &hellip; <a href=\"https:\/\/www.arco.org\/?page_id=118\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Le chiese<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/118"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=118"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/118\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":626,"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/118\/revisions\/626"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=118"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}