{"id":121,"date":"2016-05-29T14:00:20","date_gmt":"2016-05-29T12:00:20","guid":{"rendered":"http:\/\/arco.org\/?page_id=121"},"modified":"2016-06-01T14:59:03","modified_gmt":"2016-06-01T12:59:03","slug":"la-collegiata","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.arco.org\/?page_id=121","title":{"rendered":"La Collegiata"},"content":{"rendered":"<p>La pi\u00f9 antica menzione della Pieve di Arco risale al 1144. Non sappiamo quale chiesa avesse edificato inizialmente la comunit\u00e0 cristiana di Arco e dove questo luogo di culto fosse. Si sa con certezza che l\u2019antica chiesa collegiata era situata nella piazza del borgo medioevale. Aveva pianta rettangolare con direzione Est-Ovest.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-507\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/altare.jpg\" alt=\"altare\" width=\"142\" height=\"153\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-508\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/altaremaggiore.jpg\" alt=\"altaremaggiore\" width=\"247\" height=\"216\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-509\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/altaresmichele.jpg\" alt=\"altaresmichele\" width=\"141\" height=\"217\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-510\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/collegiata.jpg\" alt=\"collegiata\" width=\"249\" height=\"246\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-511\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/dettaglio.jpg\" alt=\"dettaglio\" width=\"299\" height=\"156\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-512\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/esternocollegiata-300x214.jpg\" alt=\"esternocollegiata\" width=\"300\" height=\"214\" srcset=\"https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/esternocollegiata-300x214.jpg 300w, https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/esternocollegiata.jpg 302w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-513\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/internocolleg.jpg\" alt=\"internocolleg\" width=\"200\" height=\"201\" srcset=\"https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/internocolleg.jpg 200w, https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/internocolleg-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-514\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/santainnocenza-300x169.jpg\" alt=\"santainnocenza\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/santainnocenza-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/santainnocenza.jpg 303w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-515\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/vetrata.jpg\" alt=\"vetrata\" width=\"200\" height=\"136\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-517\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/pietra.jpg\" alt=\"pietra\" width=\"144\" height=\"156\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-516\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/voltoangioletto.jpg\" alt=\"voltoangioletto\" width=\"144\" height=\"159\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-519\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/figuravescovo.jpg\" alt=\"figuravescovo\" width=\"144\" height=\"213\" \/><\/p>\n<p>Su tre lati era circondata dal cimitero, entro il quale erano situate due cappelle, dedicate una a S. Michele e l\u2019altra a S. Antonio. Era chiamata \u201cCollegiata\u201d perch\u00e9 in essa celebravano le funzioni sacre alcuni sacerdoti che vivevano una vita comunitaria (\u201ccollegium\u201d), secondo un \u201cc\u00e0none\u201d, una regola di vita ben determinata. A capo e guida del Collegio dei Canonici vi era l\u2019Arciprete, che aveva le funzioni di parroco.<\/p>\n<p>L\u2019antica Collegiata, modesta nella sua struttura, cominci\u00f2 a manifestare segni di degrado gi\u00e0 nel XV secolo. Successivamente, la visita pastorale del 1537 la trov\u00f2 del tutto inadeguata ad accogliere i fedeli della contea.<\/p>\n<p>Dopo molto vicissitudini e discussioni, finalmente le Comunit\u00e0 di Arco, Oltresarca e Romarzollo decisero nel 1613 di procedere all\u2019edificazione della nuova Collegiata, secondo il disegno dell\u2019architetto imperiale Giovanni Maria Filippi da Dasindo (Giudicarie). La nuova chiesa avrebbe avuto pianta rettangolare con direzione Nord-Sud e sarebbe stata ad una sola navata; la prima pietra venne posta il 7 novembre 1613 dal conte d\u2019Arco Giovanni Vincenzo, mentre erano consoli Giuseppe Farina e Orazio Bernerio ed arciprete don Andrea Tomei.<\/p>\n<p>La costruzione vide la partecipazione attiva di maestranze locali ed anche veronesi e bresciane. I materiali (pietre, calce, legname ecc.) vennero forniti dalle comunit\u00e0 cos\u00ec come le opere di manovalanza e di trasporto, secondo un ordine prestabilito. Nell\u2019agosto del 1628 si pot\u00e8 celebrare la prima messa, ma l\u2019edificazione della Collegiata non era affatto compiuta. Due anni dopo, la peste port\u00f2 morte e miseria nel contado, costringendo all\u2019interruzione dei lavori che rimasero bloccati per qualche anno.<\/p>\n<p>Finalmente il 15 maggio 1671 la Collegiata di Arco venne consacrata da Sigismondo Alfonso Thun, principe-vescovo di Trento e Bressanone.<\/p>\n<p>Nel Settecento vennero realizzati alcuni altari laterali e si modific\u00f2 la struttura di quello maggiore, rialzando oltretutto il piano del presbiterio rispetto a quello della navata. Nelle pareti laterali del presbiterio si ricavarono due piccole \u201ctribune\u201d per ospitare i conti d\u2019Arco dopo che i primi banchi erano stati portati all\u2019altezza degli altri. Nell\u2019Ottocento si realizzarono il pavimento e le splendide vetrate policrome; il costo di queste venne in massima parte coperto dalla munificenza della nobilt\u00e0 ospite del Kurort e di qualche famiglia benestante di Arco.<\/p>\n<p>Nel Novecento si avviarono lavori per la riparazione dei danni di guerra e per la realizzazione della decorazione a cassettoni del presbiterio e delle volte delle cappelle laterali.<\/p>\n<p>Nel frattempo la Collegiata cominciava a mostrare sia internamente che nelle strutture esterne preoccupanti segni di degrado. Il tetto lasciava passare pericolose infiltrazioni d\u2019acqua che andavano ad intaccare la stabilit\u00e0 della grande volta in tufo; gli apparati lapidei erano intaccati dallo smog e dal guano; la chiesa si presentava buia e grigia ai fedeli e ai visitatori; le decorazioni ad affresco, sia interne che esterne, erano pressoch\u00e9 illeggibili.Si prese quindi la decisione\u00a0 di provvedere ad una capillare opera di restauro.I lavori, avviati nel febbraio del 1989, si sono conclusi nel novembre 1991. La Collegiata di Arco \u00e8 tornata splendida nella sua magnificenza.<\/p>\n<p><strong>Breve guida<\/strong><\/p>\n<p><strong>La facciata<\/strong> monumentale nella sua struttura (altezza massima m.32, larghezza m.27), \u00e8 sostenuta da potenti lesene a doppio ordine, dorico e ionico. Sopra il bordo di ogni ordine corre un fregio monocromatico; il primo rappresenta strumenti musicali, spartiti ed oggetti sacri, il secondo \u00e8 meno leggibile. Sopra il portale si apre un\u2019ampia nicchia con il gruppo scultoreo che rappresenta Maria Assunta, cui la chiesa \u00e8 dedicata. Pi\u00f9 sopra la finestra rettangolare con gli stipiti ornati da volute; a chiudere la geometria del prospetto, un timpano triangolare con finestra ovale. Il campanile, alto m. 59 e dotato di sei campane, reca una scritta, appena sotto l\u2019orologio: \u201cEx istis una erit ultima\u201d; evidente \u00e8 il richiamo alla precariet\u00e0 del vivere umano.<\/p>\n<p>Si accede alla chiesa attraverso il portale con battenti in legno di noce, realizzati nel 1952; nelle formelle sono scolpite scene bibliche dedicate alla Madonna, il testo della proclamazione del dogma dell\u2019Assunta, gli stemmi di Pio XII e della citt\u00e0 di Arco.<\/p>\n<p>Appena entrati, nello spazio sotto la cantoria, si pu\u00f2 ammirare lo splendido cielo con le sue tinte tenui, riportate in luce dai recenti restauri. Le sei colonne che sorreggono la cantoria facevano parte un tempo dell\u2019altare maggiore, rinnovato nella sua struttura nella seconda met\u00e0 del Settecento.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 avanti si apre l\u2019unica, grande navata con quattro cappelle per lato. La volta costruita in blocchi di tufo, ha un diametro di base di m. 17,90 ed un\u2019 altezza massima di m. 22.57. Sofisticati sistemi di monitoraggio ne controllano la stabilit\u00e0. Sotto il maestoso architrave e per tutta la lunghezza di tre lati corre un fregio ad affresco con le lodi bibliche alla Madonna, la lunga \u201claude dell\u2019Assunta\u201d. \u00c8 opera del pittore Giovanni Antonio Italiani, autore anche del fregio esterno pi\u00f9 ampio.<\/p>\n<p>Immediatamente a destra, alla base del campanile, vi \u00e8 la <strong>capellina dell\u2019Immacolata<\/strong>; una grotta in tufo accoglie la statua della Madonna di Lourdes.<\/p>\n<p>L\u2019illustrazione che seguir\u00e0 degli altari della Collegiata \u00e8 posta secondo un ordine convenzionale, immaginando che il visitatore inizi il proprio itinerario sul lato destro, fino ad arrivare all\u2019altare maggiore, per poi tornare all\u2019uscita sul lato sinistro. Lateralmente ad ogni altare vi sono due stazioni della Via Crucis, dipinti su tela di un certo pregio artistico.<\/p>\n<p><strong>Il primo altare laterale destro \u00e8 dedicato a S.Antonio da Padova;<\/strong> venne eretto per volont\u00e0 della nobile famiglia Fragiorgi che possedeva un altare nella cappella (poi distrutta) nel cimitero dell\u2019antica Collegiata. Sul pavimento sono due pietre tombali; quella di sinistra reca scolpito lo stemma Fragiorgi, su quella di destra vi \u00e8 un\u2019iscrizione con la dedica dell\u2019altare a S. Antonio per volere dei Fragiorgi. L\u2019altare \u00e8 probabile opera\u00a0 dello scultore Domenico Rossi detto il Manentino (Mori, not. 1675-1696). Nei vetri colororati del finestrone che sovrasta l\u2019altare brillano gli stemmi di Sicilia e di Toscana, dono della Granduchessa Maria Antonietta.<\/p>\n<p><strong>Il successivo altare, dedicato alla Madonna del Rosario<\/strong>, \u00e8 opera certa di Bartolomeo Pellone; fu completato\u00a0 definitivamente nel 1670. L\u2019ancona presenta quattro colonne lisce in marmo nero di Ragoli (Giudicarie); attorno alla nicchia con la Madonna del Rosario, quindici riquadri\u00a0 con scene della vita di Ges\u00f9 e di Maria (I Misteri del Rosario). La vetrata porta gli stemmi della famiglia Althamer.<\/p>\n<p>Nella bussola dell\u2019entrata Ovest, \u00e8 murata la lapide in pietra nera con scritte in oro che ricorda il beneficio Stefanini.<\/p>\n<p><strong>Il terzo altare laterale destro \u00e8 dedicato all\u2019Addolorata<\/strong> e, quasi certamente, \u00e8 anch\u2019esso opera del Manentino. La statua della Madonna con il petto trafitto da una spada \u00e8 in legno dipinto, realizzata\u00a0 nell\u2019 Ottocento\u00a0 dallo scultore meranese Pendl.<\/p>\n<p>L\u2019altare a blocco pieno presenta pregevoli tarsie geometriche in marmo, bianco, rosso e nero a motivi quadrilobi inquadranti, nella lastra centrale nera, un calice. Delimita questa cappella una parte della balaustra che, prima della recente riforma liturgica, si trovava al termine della scalinata che porta al presbiterio. Nella vetrata \u00e8 raffigurato lo stemma della famiglia\u00a0 De Vilos.<\/p>\n<p><strong>L\u2019altare o Cappella del Santissimo,<\/strong> progettato e costruito dal Manentino, \u00e8 chiuso da un\u2019 artistica cancellata realizzata nel 1781 da Giovanni Antonio Folada, fabbro di Mori. Un tempo le parti laterali della cancellata venivano aperte verso il basso in occasione della distribuzione dell\u2019Eucarestia ai fedeli inginocchiati alla balaustra. Il tabernacolo barocco \u00e8 opera di Cristoforo Benedetti, mentre il crocifisso che sovrasta l\u2019altare \u00e8 attribuito ad un intagliatore locale e risale alla fine del XVI secolo.&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>In due nicchie, ai lati del presbiterio, sono collocate le statue del profeta Geremia (destra) e di Davide (sinistra). Ai loro piedi un piccolo stemma ricorda le famiglie che ne hanno finanziato la realizzazione, i Segala ed i Fragiorgi.<\/p>\n<p>Come si \u00e8 detto in precedenza, il presbiterio, elevato rispetto al piano della navata, ha trovato la sua attuale sistemazione nella seconda met\u00e0 del Settecento. <strong>Il complesso dell\u2019altare maggiore<\/strong> \u00e8 composto da due colonne di marmo bianco e verde con capitelli corinzi che, addossate a lesene, portano un frontone arcuato con due angeli e due anfore, terminante in una conchiglia. Al centro della nicchia il gruppo marmoreo dell\u2019Assunta, probabile opera di Gabriele Cagliari (o Calegari di Verona). Ai lati, due statue: Giuditta a destra, Ester a sinistra.<\/p>\n<p>Le due grandi tele laterali rappresentano la Madonna con Bambino, Sant\u2019Anna e San Giuseppe, e l\u2019altra la Pentecoste. Sono collocate entro preziose ed elaborate cornici in stucco, dono del conte Giambattista d\u2019Arco. Ai lati dell\u2019altare vi \u00e8 una doppia fila di sedili in legno di noce, realizzati nel 1825; costituiscono il coro dove un tempo si sedevano i canonici per assistere alla messa e per recitare l\u2019Ufficio divino. Ad Est ed Ovest del presbiterio vi sono le sacrestie, decorate nel 1893 dal Rota; pregevole l\u2019arredo di quella orientale. Ai lati del complesso monumentale sono state aperte due finestre, decorate con artistiche vetrate riproducenti S.Giuseppe con il Bambino e S.Anna con Maria. La parte alta del lato Sud della chiesa si conclude con una lunetta tripartita anch\u2019essa in vetro policromo, raffigurante l\u2019Incoronazione di Maria.<\/p>\n<p>Ai piedi dei gradini che portano al presbiterio vi sono due grandi lapidi con la data 1781; erano le tombe riservate ai canonici e sacerdoti. Le decorazioni con gli stemmi sono state poste alla fine dell\u2019Ottocento, in occasione della sepoltura provvisoria di Francesco II, re di Napoli, morto in esilio ad Arco il 27 dicembre del 1894.<\/p>\n<p>Al centro della navata una lapide segna la sepoltura dei conti d\u2019Arco; sulla pietra \u00e8 inciso lo stemma dei d\u2019Arco del ramo di Odorico.<\/p>\n<p><strong>Sul lato sinistro incontriamo il primo altare, dedicato a S. Carlo Borromeo,<\/strong> un tempo detto dello Spirito Santo. Questo altare,come gli altri due del lato sinistro, fu realizzato grazie alla munificenza della nobile famiglia dei conti d\u2019Arco. L\u2019altare presenta l\u2019antipendio lavorato a tarsie geometriche. Incorniciano la pala, rappresentante la Madonna con Bambino, S.Carlo Borromeo ed altri santi, due coppie di colonne in marmo rosso reggenti archi spezzati sui quali sono inginocchiati due angeli. Al centro lo stemma del committente, conte Francesco d\u2019Arco, sormontato da un piccolo timpano triangolare con ai lati due angeli adoranti lo Spirito Santo simboleggiato dalla colomba nel sole raggiante. La vetrata \u00e8 dono di S.A.I.R.,\u00a0l\u2019arciduca Alberto d\u2019Asburgo.<\/p>\n<p><strong>Il successivo altare, dedicato a San Bernardino<\/strong>, era invece patronato della Municipalit\u00e0 di Arco, il cui stemma \u00e8 collocato nella parte pi\u00f9 alta dell\u2019altare. Gi\u00e0 nell\u2019antica Collegiata vi era un altare dedicato al Santo di Siena; \u00e8 realistico ritenere che Francesco d\u2019Arco, capitano per qualche anno in quella citt\u00e0, abbia conosciuto personalmente Bernardino. Nel 1649 la comunit\u00e0 di Arco si metteva, con atto solenne, sotto la protezione di quel santo, dando incarico al maestro Bartolomeo Pellone di realizzare l\u2019altare. La pala con la Madonna Assunta, i Santi Bernardino, Sebastiano e Rocco, \u00e8 opera del pittore roveretano Domenico Udine e risale al 1834.<\/p>\n<p>Nell\u2019antipendio e nella vetrata \u00e8 riprodotto il monogramma IHS(Jesus Hominum Salvator), tanto caro a S. Bernardino.<\/p>\n<p><strong>Il penultimo altare sul lato sinistro \u00e8 dedicato a S. Maria Maddalena<\/strong>. Esisteva nel castello di Arco una cappella dedicata a questa santa. In essa vennero conservate, per un breve periodo, le reliquie di una martire cristiana donate da Papa Innocenzo XI al conte d\u2019Arco Giambattista, canonico del duomo di Salisburgo e di Trento. Tali reliquie (che la devozione popolare chiam\u00f2 di Santa Innocenza in onore del papa che le aveva donate) furono poi trasferite, dopo l\u2019incursione del generale Vendome, nella sacrestia e poi nell\u2019altare voluto dal suaccennato conte. Esse venivano portate in processione in caso di persistente siccit\u00e0. Attualmente la reliquia \u00e8 custodita in un\u2019urna, realizzata nel 1905; la palma e l\u2019ampolla sono i simboli del martirio. Un\u2019immagine della santa \u00e8 riprodotta anche sulla tavoletta, girevole, posta nell\u2019antipendio.<\/p>\n<p>L\u2019altare \u00e8 opera dei fratelli Sebastiano e Cristoforo Benedetti da Castione e risale al primo decennio del XVIII secolo. La pala, che rappresenta l\u2019ultima Comunione (o Viatico)\u00a0di S. Maria Maddalena, probabile opera di Jacopo Zanussi.<\/p>\n<p><strong>L\u2019ultimo altare sul lato sinistro \u00e8 dedicato ai Santi Arcangeli, Michele, Gabriele e Raffaele<\/strong>. In particolare per\u00f2 questa cappella \u00e8 stata eretta per ricordare quella dedicata a S. Michele Arcangelo, situata nell\u2019antico cimitero e distrutta per far posto all\u2019edificazione della nuova Collegiata.<\/p>\n<p>L\u2019altare, elegantissimo, in marmi policromi di Castione, si ritiene sia opera di Teodoro Benedetti. Venne fatto eseguire nel 1754 dal conte Giorgio d\u2019Arco. La pala, che descrive la lotta di S. Michele contro Lucifero, \u00e8 attribuita sia a Felice Ricci detto il Brusasorci che a Teofilo Polacco; in ogni caso questa \u00e8 l\u2019opera pittorica pi\u00f9 significativa presente nella Collegiata.<\/p>\n<p>Si torna cos\u00ec all\u2019ingresso principale, non dopo aver ammirato lo splendido parapetto della cantoria, ornato da quattro bassorilievi in legno stuccato alternati a piccole statue di musicanti, opera di Giacomo Benedetti da Desenzano. Ai lati della cantoria le statue di Mos\u00e8 e di S. Giovanni Battista.Giacomo Benedetti \u00e8 pure autore della cassa per l\u2019organo, realizzato invece da Giuseppe Bonatti. Quest\u2019organo fu poi pi\u00f9 volte restaurato e nel 1897 ne venne installato uno nuovo, sempre riutulizzando la cassa del Benedetti.<\/p>\n<h1>L\u2019 esterno<\/h1>\n<p>Quattordici fortissimi pilastri esterni, costituiti di massi in pietra battuta rinforzano la chiesa nei fianchi e sopportano i contrafforti della grande volta. Ad essi corrispondono, all\u2019interno, i pilastri che scandiscono l\u2019alternarsi delle cappelle laterali.<\/p>\n<p>Pregevoli sono le porte laterali che risentono probabilmente delle indicazioni progettuali dell\u2019architetto della Collegiata, Giovanni Maria Filippi.<\/p>\n<p>La lapide infissa nella parete occidentale raffigura il busto del celebre proto-notaio don Giambattista Tamburini con accanto quelli, appena abbozzati, di due suoi nipoti. Sul lato Sud \u00e8 collocata una grande meridiana con la scritta che riproduce i versi di Ovidio \u201cTempora labuntur, tacitisque senescimus annis\u201d ; anch\u2019essi ricordano lo scorrere del tempo, ed il nostro, silenzioso ma ineluttabile, invecchiare. In alto il campaniletto, costruito agli inizi del Settecento, con la campana che chiamava\u00a0 alle\u00a0 sacre\u00a0 funzioni\u00a0 i canonici.<\/p>\n<p>Sul lato orientale, in piazza Prospero Marchetti, una scaletta in pietra porta a quella che ora, impropriamente, viene chiamata \u201ccripta\u201d. Le due stanze, cui si accede attraverso una stretta portina, erano fino alla primavera del 1989, ricolme di resti cimiteriali. Essi erano stati posti, in occasioni diverse, in quegli spazi che costituivano un tempo la cripta dell\u2019antica chiesa dedicata a S. Michele nel cimitero di Arco; chiesa che poi era stata abbattuta nella sua parte superiore per far posto alla nuova chiesa Collegiata. La paziente e scrupolosa opera di sgombero ha permesso il ritrovamento di importante materiale archeologico: anelli di varia foggia, medaglie, crocefissi, grani di rosario, resti in ceramica risalenti ad epoche diverse. La prima stanza presenta un pavimento in cotto a lisca di pesce; si pu\u00f2 notare come le fondamenta del pilastro vadano ad interrompere la volta preesistente. Da un imponente portale in pietra rossa con soglia monolitica si accede alla seconda stanza che presenta due sarcofagi posti nelle nicchie laterali. Sopra quello di destra, oltre lo scialbo, affiorano preziosi affreschi su pi\u00f9 strati. Raffigurano un vescovo con mitria e pastorale ed un gruppo di persone inginocchiate ai piedi della croce. Sul fondo di questa seconda stanza si pu\u00f2 osservare, in alto, la grande pietra ovale della tomba dei conti d\u2019Arco. Un tempo questo spazio finale era separato dal resto della \u201ccripta\u201d da un muro edificato grossolanamente ed ora asportato. Sul lato destro una scala in pietra porta fin sotto il pavimento della chiesa Collegiata.<\/p>\n<p>Lo scavo ai piedi di un sarcofago\u00a0ha messo in luce resti di antiche sepolture: uno scheletro di donna con accanto uno di bambino. In questo luogo si pu\u00f2 quindi osservare il succedersi di tre epoche storiche diverse: le antiche sepolture, probabilmente di epoca romana, la cripta della chiesa medioevale di S.Michele, il pavimento della sovrastante chiesa collegiata, edificata nel Seicento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La pi\u00f9 antica menzione della Pieve di Arco risale al 1144. Non sappiamo quale chiesa avesse edificato inizialmente la comunit\u00e0 cristiana di Arco e dove questo luogo di culto fosse. Si sa con certezza che l\u2019antica chiesa collegiata era situata nella piazza del borgo medioevale. Aveva pianta rettangolare con direzione Est-Ovest. 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