{"id":131,"date":"2016-05-29T14:07:12","date_gmt":"2016-05-29T12:07:12","guid":{"rendered":"http:\/\/arco.org\/?page_id=131"},"modified":"2016-06-01T15:24:40","modified_gmt":"2016-06-01T13:24:40","slug":"loltresarca","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.arco.org\/?page_id=131","title":{"rendered":"L&#8217;Oltresarca"},"content":{"rendered":"<p>Questa zona del Comune di Arco, costituente fino al 1928 entit\u00e0 comunale a se stante, \u00e8 caratterizzata da campagne rigogliose che, digradando, scendono dolcemente dalle pendici del M. Stivo e del M.Velo fin sulla riva sinistra del fiume Sarca.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-555\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Addolorata.jpg\" alt=\"Addolorata\" width=\"148\" height=\"220\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-556\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Chiesasrocco.jpg\" alt=\"Chiesasrocco\" width=\"207\" height=\"195\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-557\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Chiostro.jpg\" alt=\"Chiostro\" width=\"200\" height=\"112\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-558\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Coventocappuccini.jpg\" alt=\"Coventocappuccini\" width=\"200\" height=\"154\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-559\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/crocifissione.jpg\" alt=\"crocifissione\" width=\"148\" height=\"196\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-560\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/insgiacomo.jpg\" alt=\"insgiacomo\" width=\"200\" height=\"203\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-561\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Internoaddolorata.jpg\" alt=\"Internoaddolorata\" width=\"251\" height=\"211\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-562\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Intsfloriano.jpg\" alt=\"Intsfloriano\" width=\"214\" height=\"205\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-563\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Intsmartino.jpg\" alt=\"Intsmartino\" width=\"146\" height=\"206\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-564\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Putto.jpg\" alt=\"Putto\" width=\"144\" height=\"252\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-566\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/sanroccoecane.jpg\" alt=\"sanroccoecane\" width=\"144\" height=\"91\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-567\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Sfloriano.jpg\" alt=\"Sfloriano\" width=\"145\" height=\"219\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-568\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/smartino.jpg\" alt=\"smartino\" width=\"212\" height=\"141\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-569\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/telasgiacomo.jpg\" alt=\"telasgiacomo\" width=\"200\" height=\"207\" \/><\/p>\n<p>I paesi dell\u2019Oltresarca presentano ognuno un centro storico ricco di preziose testimonianze, ed una periferia che, anno dopo anno, si \u00e8 espansa con nuove abitazioni.<\/p>\n<p>Nella campagna, a Sud\u2011Est, si trova la piccola comunit\u00e0 di Pratosaiano. Nel toponimo \u00e8 il ricordo della nobile famiglia dei Seiano, irriducibile nemica dei conti d\u2019Arco e annientata nel 1267 nella celebre battaglia del Bruttagosto, evento storico che ha dato il nome alla zona poco distante dal paesino.<\/p>\n<p>Ad Est invece incontriamo Vignole con la chiesetta di S. Valentino, un po\u2019 isolata dalle abitazioni. Notizie certe di questa chiesa si hanno a partire dal Cinquecento. Pregevole \u00e8 il pluteo di origine longobarda murato sopra l\u2019ingresso principale; altro reperto di grande valore archeologico \u00e8 il sarcofago di epoca romana che giace ai piedi del campanile. Un\u2019altra piccola testimonianza di arte longobarda \u00e8 l\u2019acquasantiera a lato del capitello eretto nel 1836, durante l\u2019imperversare del colera, e che si trova ad un bivio interno al paese.<\/p>\n<p>Bolognano ci accoglie con la sua grande chiesa dedicata alla B.V.M. Addolorata, consacrata nel 1907. L\u2019edificio sacro ricalca, quasi perfettamente, nel suo impianto architettonico la chiesa di Olching, in Baviera. Il progetto di questa chiesa era stato infatti concesso, con qualche lieve modifica, dall\u2019architetto Maurizio von Horstig, ospite in quegli anni ad Arco. Lo stile \u00e8 basilicale, a tre navate, scandite da divisorie sostenute da potenti pilastri in granito; pregevole il soffitto a cassettoni.<\/p>\n<p>La chiesa pi\u00f9 antica di Bolognano per\u00f2 \u00e8 quella di S. Floriano, presso il cimitero. Ad essa si giunge passando attraverso le vie del borgo, con i suoi vicoli, i <em>\u201cportegheti\u201d<\/em>, le fontane, i cortili. Lungo il cammino si incontra la cappella della SS. Trinit\u00e0; di un certo interesse artistico \u00e8 la predella dell\u2019altare ligneo con le sue formelle raffiguranti, con tutta probabilit\u00e0, scene della vita di Cristo.<\/p>\n<p>Le prime notizie storiche della chiesa di S. Floriano risalgono al quindicesimo secolo; un urbario delle decime risalente al 1458 nomina espressamente la <em>\u201cgesia de Santo Florian de la villa de Bolegnan\u201d<\/em>. Costruita secondo gusti e caratteristiche romanico\u2011gotiche, fu probabilmente sottoposta a consistenti lavori di restauro nella seconda met\u00e0 del secolo XVI; lo attestano le numerose date incise nell\u2019intonaco della facciata e della parete sud (1590, 158.., 1592). Altri interventi di relativo ampliamento e di consolidamento sono stati effettuati in tempi successivi. L\u2019interno ad un\u2019unica navata presenta un pregevole pavimento in quadrelli in cotto; sono presenti numerose sepolture, chiuse da pietra ovale o quadrata. Leggibili sono le lapidi della famiglia Saibanti e quella di Tommaso Ricci risalente al 1763. Tre sono gli altari in marmo presenti nella chiesa, tutti e tre pregevoli con i loro intarsi e le loro volute; sono opera probabile dei lapicidi di Castione e risalgono al XVII secolo. Le colonne dell\u2019altare maggiore inquadrano una grande tela che raffigura S. Floriano e S. Rocco. Nella tela dell\u2019altare laterale destro \u00e8 rappresentata la Madonna in trono col Bambino Ges\u00f9, con ai lati S. Agostino e San Fabiano papa. In alto la colomba ed il volto del Padreterno. Una scritta sopra l\u2019arco che delimita il quarto altare laterale, con ancona in legno dorato, indica che esso era stato voluto dalla vicinia di Bolognano. Sulle pareti Nord e Sud sono infisse due lapidi in pietra nera che ricordano i benefici istituiti da Paolo Evangelista e Nicol\u00f2 Allegranzi. Tracce d\u2019affresco affioranti sotto lo scialbo, soprattutto nella parete nord, lasciano intuire decorazioni gravemente intaccate dall\u2019umidit\u00e0.<\/p>\n<p>Usciti dalla chiesa, lo sguardo spazia libero sulle campagne dell\u2019Oltresarca.<\/p>\n<p>A met\u00e0 circa del fianco montuoso che sovrasta Bolognano si scorge una chiesa ed un ripido prato antistante: \u00e8 la <strong>chiesa di S. Giacomo<\/strong>, un tempo dedicata a S. Silvestro. La si raggiunge percorrendo la strada che da Bolognano porta al M. Velo, deviando sulla sinistra nei pressi della localit\u00e0 \u201cSalve Regina\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019origine del luogo di culto \u00e8 antica: una pergamena del 1288 nomina un certo Albertino che era monaco della chiesa di S. Silvestro di Bolognano. Accanto alla chiesa infatti vi \u00e8 una casa abitata, fino al Settecento, da monaci eremiti. L\u2019interno della chiesa \u00e8 semplice; l\u2019aula presenta un tetto a capanna, mentre il presbiterio invece ha il soffitto ad avvolto. Ai lati dell\u2019arco del presbiterio vi sono due piccoli altari; il pavimento \u00e8 in cotto. Le pareti sono decorate da diverse raffigurazioni ad affresco, opera di Marco Sandelli detto il Moretto, pittore di Arco vissuto nel Cinquecento. Una scritta a fianco della figura di S. Rocco dice infatti che <em>\u201cNicol\u00f2 degli Allegranzi et Jacom Marinel, massari di questa giesa, insema con li vicini a fato far questa opera. Marcho Moreto de Archo depinse ad\u00ec 2 zugno 1576\u201d<\/em>. Nella scena della Crocifissione si noti la figura di soldato con armatura che regge un mastello traboccante d\u2019acqua: \u00e8 S. Floriano, patrono di chi spegne gli incendi. Accanto al suo volto lo stemma dei conti d\u2019Arco.<\/p>\n<p>Gli affreschi della parete ovest possono far pensare, per alcuni dettagli fortemente espressivi, ad una mano diversa da quella del Moretto.<\/p>\n<p>Il verde tutto attorno alla chiesa ricrea l\u2019atmosfera che invita al raccoglimento e alla meditazione.<\/p>\n<p><strong>Massone<\/strong> deriva probabilmente il suo nome dal termine latino \u201cmansio\u201d che significa maso, masseria, a testimonianza che l\u2019angolo di Nord\u2011Est dell\u2019Oltresarca avrebbe visto gi\u00e0 in epoca imperiale e anche dopo le invasioni barbariche insediamenti agricoli ben strutturati. Il fulcro del paese \u00e8 la piazza Giuseppe Caproni; la presenza pi\u00f9 significativa \u00e8 la chiesa parrocchiale dedicata a <strong>S. Giovanni Evangelista<\/strong>. Essa consta di un corpo architettonico antico, sottoposto a lavori di restauro nella seconda met\u00e0 del Cinquecento. Verso il 1860 la struttura della chiesa venne profondamente modificata; si cre\u00f2 l\u2019abside ed un altare laterale, si elevarono e consolidarono le muraglie perimetrali, si inglob\u00f2 il campanile nella facciata. L\u2019interno della chiesa presenta una struttura a tre navate; alcuni aspetti sono da osservare con cura. Pregevole \u00e8, ad esempio, la statua in stucco duro della Piet\u00e0 risalente alla prima met\u00e0 del secolo XV. Essa era custodita un tempo nella Collegiata di Arco. L\u2019altare sul lato a Sud presenta una preziosa ancona in legno realizzata da Marco Sandelli detto il Moretto nel 1577. Al suo interno una tela con la Crocifissione opera del pittore Giovanni Antonio Zanoni di Massone (1603). Sul alto opposto vi \u00e8 l\u2019altare in marmo dedicato a Santa Lucia, patrona del paese; \u00e8 opera del maestro lapicida Stefano Paina (prima met\u00e0 del Settecento). Ai lati dell\u2019altare sono le statue di S. Rocco e S. Valentino realizzate, in pietra locale, nel 1758 dallo scultore Francesco Faber, nativo di Innsbruck ma operante ad Arco. Di recente collocazione (1992) \u00e8 la statua della Madonna di Loreto, opera di Umberto Zanin. La patrona degli aviatori ci riconduce all\u2019illustre personaggio nato a Massone: Gianni Caproni. La casa natale del pioniere dell\u2019aeronautica chiude la piazza ad occidente.<\/p>\n<p>Un altro palazzo di grande interesse storico si trova poco distante dalla chiesa, al bivio della strada che conduce a Bolognano.<\/p>\n<p>Fu nel Cinquecento la residenza della contessa Nostra di Castelbarco, consorte di Odorico il Giovane e poi di Vinciguerra d\u2019Arco. La sua fu una vita tormentata per le continue controversie con la cognata Orsola di Cles. Accanto al palazzo vi era anticamente una fornace; ora \u00e8 rimasto un monumentale porticato. Era in questo luogo che spesso si svolgevano le riunioni dei cittadini della comunit\u00e0 di Oltresarca. Il portale d\u2019ingresso al cortile reca lo stemma dei conti d\u2019Arco, del ramo di Odorico.<\/p>\n<p>Il capitello a due nicchie nell\u2019altra piccola piazza del paese ricorda due persone nate in epoche diverse a Massone, entrambe animate nella loro vita da grande spirito di solidariet\u00e0. Il primo \u00e8 il medico Francesco Saverio Ribbia (1751\u20111843), insigne benefattore dell\u2019Ospitale di Arco; il secondo \u00e8 padre Saverio Torboli, missionario trucidato in Mozambico nel 1984.<\/p>\n<p>Il centro storico di <strong>San Martino<\/strong> si sviluppa attorno ad un\u2019asse principale che percorre la base del colle su cui si trova, circondata dagli olivi, la bella chiesetta dedicata al santo vescovo di Tours. Di origini molto antiche (si ritiene fondata da un gruppo di monaci benedettini), nella seconda met\u00e0 del Cinquecento la chiesina venne interessata da importanti interventi di ingrandimento. Il presbiterio ed il campanile risalgono a quest\u2019epoca.<\/p>\n<p>La chiesa \u00e8 ad un\u2019unica navata; ai lati del presbiterio due\u00a0 altari; suggestivo nella sua semplicit\u00e0 \u00e8 il tetto ligneo a carena di nave. Accurati lavori di restauro hanno messo in luce sulla parete Nord preziosi affreschi, disposti su due livelli, e risalenti con tutta probabilit\u00e0 alla seconda met\u00e0 del Trecento. Potrebbero essere opera della scuola di Federico del fu Bonanno da Riva ed in particolare di suo figlio Giacomo da Riva, attivo in quel periodo nel Trentino. Un\u2019opera pi\u00f9 recente \u00e8 invece la tela contenuta nell\u2019altare ligneo di sinistra; rappresenta la Madonna col Bambino e, pi\u00f9 sotto, S. Lucia e S. Apollonia; sullo sfondo il paesaggio di Arco. La tela \u00e8 firmata Z.A. 1612, sigla che deve essere riferita al pi\u00f9 volte menzionato pittore Giovanni Antonio Zanoni di Massone. Il piccolo sagrato antistante la chiesa \u00e8 un balcone sulla valle; di fronte le rocce vive del Collodri e della rupe del Castello, macchiate qua e l\u00e0 dalle chiazze nere dei lecci.<\/p>\n<p>Poco distante da San Martino, un viale segnato da secolari cipressi conduce al <strong>Convento dei frati cappuccini.<\/strong> Fondato nel 1585 per volont\u00e0 dei conti d\u2019Arco, sorse accanto alla preesistente, antica chiesetta di San Lorenzo (priorato spettante all\u2019arciprete di Arco). Nel 1593 fu consacrata la nuova chiesa e la cappella sul dosso di San Lorenzo venne da quel momento un po\u2019 trascurata.<\/p>\n<p>La vita del convento fu sempre strettamente legata alla vicende storiche che interessarono il contado di Arco e, pi\u00f9 generalmente, il Trentino. Alcuni cappuccini del convento di S. Martino diedero la vita prodigandosi nella cura degli appestati durante la grande epidemia del 1630. Nel 1787, per volont\u00e0 dell\u2019imperatore Giuseppe II, il convento venne soppresso; i frati tornarono nel 1800, ma per pochi anni. L\u2019occupazione napoleonica li allontan\u00f2 dal 1810\u00a0 fino al 1816.<\/p>\n<p>Dopo queste occupazioni (e spogliazioni) si procedette ad un\u2019impegnativa opera di ricostruzione del convento, grazie anche alla generosa collaborazione delle comunit\u00e0 locali. Un\u2019ultima minaccia per la comunit\u00e0 dei cappuccini fu rappresentata dalla Prima Guerra Mondiale. Alcune bombe caddero sul convento, danneggiandolo seriamente, ed i frati furono costretti ad abbandonarlo. Una recente opera di restauro ha saputo splendidamente mettere in\u00a0 luce le sue peculiarit\u00e0 architettoniche.<\/p>\n<p>Nella chiesa vi sono alcune tele di grande pregio artistico. Si veda, ad esempio, la pala dell\u2019altare maggiore raffigurante la Vergine Santissima in un coro di angeli e con ai lati S. Francesco e S. Lorenzo; \u00e8 opera del pittore veronese Paolo Farinati (1787). I quadri della Via Crucis sono stati dipinti da Giuseppe Craffonara (1790 \u2011 1837), pittore rivano, tra i pi\u00f9\u00a0 validi artisti del periodo neoclassico in Trentino. L\u2019affresco sotto vetro sulla parete Sud della chiesa proviene dalla Collegiata di Arco e raffigura forse l\u2019antica Pieve.<\/p>\n<p>Ultimo anello di questa formidabile collana (e forse la perla pi\u00f9 bella) <strong>\u00e8 la chiesa di San Rocco a Caneve di Arco. <\/strong>Essa venne edificata probabilmente negli ultimi decenni del Quattrocento per ricordare le nozze (1480 circa) fra il conte Odorico d\u2019Arco e Susanna, contessa di Collalto, e presenta aspetti artistici e storici di notevole interesse.<\/p>\n<p>Nel presbiterio, gli affreschi sulle pareti sono stati in parte intaccati dall\u2019apertura di una porta, dall\u2019ampliamento di una finestra e dalla collocazione sul fondo di un altare ligneo. Sulla parete Ovest si pu\u00f2 ammirare una grande scena; rappresenta S. Rocco che, ammalato, viene soccorso da un cane bianco che gli porta del pane. \u00c8 proprio su questa parete che sono in massima parte incise delle iscrizioni che ricordano fatti importanti accaduti in periodi diversi; la pi\u00f9 antica risale al 1506 e ricorda una inusuale nevicata avvenuta sui monti circostanti nel mese di luglio. Il personaggio a lato che con una mano saluta \u00e8, con tutta probabilit\u00e0, Odorico d\u2019Arco; sulla parete opposta vi era quasi certamente la moglie Susanna che rispondeva al saluto. Sopra la medesima finestra, ora chiusa, vi \u00e8 la sigla di Gaspare Rotaldo, pittore di Riva, artefice di parte di questi affreschi. Negli angoli sono rappresentati i castelli di Odorico (Arco) e di Susanna (Collalto \u2011 Treviso). Sulla parete di fondo sono rimaste leggibili le grandi figure di S. Antonio con il maialino ai suoi piedi e di S. Fabiano papa, mentre si intravvedono le immagini di S. Sebastiano e di S. Rocco. Sulla volta sono raffigurati i simboli dei quattro evangelisti circondati da putti e da fascioni decorativi. Nella fascia pi\u00f9\u00a0 bassa, le insegne dei due casati (Arco e Collalto) si alternano ad immagini di armi, scudi ed elmi. Sulle pareti dell\u2019aula sono rappresentate invece le sequenze della Via Crucis, con il grande quadro della Crocifissione che sovrasta l\u2019arco di accesso al presbiterio. Questi affreschi risalgono ai primi decenni del Cinquecento e sono probabile opera di Dionisio Bonmartini, operante in Arco nella prima met\u00e0 del secolo XVI. L\u2019affresco\u00a0 nell\u2019angolo di Sud\u2011Est rappresenta invece l\u2019adorazione al Santissimo da parte di tre personaggi con ai lati le figure di S. Girolamo e di S. Rocco. I santi raffigurati nella pala dietro l\u2019ostensorio sono S. Sebastiano con il corpo trafitto dalle frecce e S. Bernardino che mostra il proprio monogramma, \u201cIHS\u201d nel sole raggiante. Ma le presenze artistiche pi\u00f9 rilevanti nella chiesa di S. Rocco sono le pale degli altari laterali e le loro predelle. Essi sono quasi certamente opera di Marcello Fogolino e della sua scuola; questo pittore di origine veneta fu uno dei massimi esponenti dell\u2019arte pittorica trentina del Cinquecento. Al servizio di Bernardo Clesio, decor\u00f2 molte stanze del Castello del Buonconsiglio a Trento. In omaggio al suo mecenate, Fogolino rappresenta nella pala a destra S. Vigilio il cui volto ha le sembianze del Clesio; ai lati del vescovo\u2011martire vi sono S. Girolamo con il leone e S. Antonio con il fuoco sul palmo della mano. Sull\u2019altra pala la Madonna in trono con il Bambino \u00e8 affiancata da S. Agostino e da S. Bernardino. Di grande vivacit\u00e0 sono le scene raffigurate nelle predelle; gli accostamenti cromatici, la precisione del segno, il movimento che sembra scaturire dall\u2019atteggiarsi dei personaggi, sono la testimonianza pi\u00f9 certa della mano di un grande artista.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa zona del Comune di Arco, costituente fino al 1928 entit\u00e0 comunale a se stante, \u00e8 caratterizzata da campagne rigogliose che, digradando, scendono dolcemente dalle pendici del M. Stivo e del M.Velo fin sulla riva sinistra del fiume Sarca. 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