{"id":139,"date":"2016-05-29T14:45:16","date_gmt":"2016-05-29T12:45:16","guid":{"rendered":"http:\/\/arco.org\/?page_id=139"},"modified":"2016-11-21T11:50:09","modified_gmt":"2016-11-21T10:50:09","slug":"segantini","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.arco.org\/?page_id=139","title":{"rendered":"Giovanni Segantini"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-188 aligncenter\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Autoritratto-221x300.jpg\" alt=\"Autoritratto\" width=\"221\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Autoritratto-221x300.jpg 221w, https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Autoritratto.jpg 266w\" sizes=\"(max-width: 221px) 100vw, 221px\" \/><\/p>\n<p>Il 15 gennaio 1858 nasceva ad Arco Giovanni Segantini. La\u00a0 sua fu un\u2019infanzia tormentata, vissuta in una famiglia\u00a0 colpita da lutti e dall\u2019indigenza. Il padre Antonio,\u00a0 ridotto alla miseria dopo il fallimento di una modesta\u00a0 attivit\u00e0 commerciale, abbandon\u00f2 la famiglia per cercare\u00a0 fortuna a Milano. La madre Margherita de\u2019 Girardi, che\u00a0 viveva di sussidi comunali, mor\u00ec a trentasette anni.\u00a0 Giovanni venne allora affidato alla sorellastra Irene che\u00a0 viveva a Milano; nella grande citt\u00e0 egli condusse una vita\u00a0 oziosa e vagabonda fino ad essere internato nel\u00a0 riformatorio Marchiondi.<\/p>\n<p>Nel 1873 egli fu ospitato, per circa due anni, a Borgo\u00a0 Valsugana dal fratellastro Napoleone, proprietario di una\u00a0 bottega fotografica. \u00c8 qui che forse il giovane Segantini\u00a0 avvert\u00ec la sua innata vocazione per l\u2019arte pittorica. Torn\u00f2\u00a0 a Milano ed inizi\u00f2 a studiare pittura frequentando i corsi\u00a0 dell\u2019Accademia delle Belle Arti di Brera. La sua\u00a0 partecipazione a qualche esposizione lo fece apprezzare\u00a0 nel mondo artistico milanese; il mercante d\u2019arte Vittore\u00a0 Grubicy divent\u00f2 il suo mecenate.<\/p>\n<p>Egli aveva conosciuto in quel periodo Bice Bugatti, che\u00a0 rimarr\u00e0 la sua compagna per tutta la vita e dalla quale\u00a0 avr\u00e0 quattro figli: Gottardo, Alberto, Mario e Bianca.<\/p>\n<p>La carriera artistica di Segantini fu contrassegnata da\u00a0 brillanti affermazioni in varie esposizioni e dalla\u00a0 continua ricerca di nuove ispirazioni e di nuovi modi di\u00a0 dipingere. Verso il 1886 egli si avvicin\u00f2 a quella che poi\u00a0 diventer\u00e0 la sua scelta definitiva: il divisionismo. Ecco\u00a0 cosa scriveva G. Segantini in una sua lettera del 1896:\u00a0 <em>\u201cStabilite sulla tela le linee esprimenti la mia volont\u00e0\u00a0 ideale, procedo alla colorazione, dir\u00f2 cos\u00ec, sommaria come\u00a0 preparazione per\u00f2 pi\u00f9 vicina alla verit\u00e0 che m\u2019\u00e8\u00a0 possibile; e ci\u00f2 faccio con sottili pennelli piuttosto\u00a0 lunghi, e incomincio a tempestare la mia tela di\u00a0 pennellate sottili, secche e grasse, lasciandovi sempre\u00a0 fra una pennellata e l\u2019altra uno spazio interstizio che\u00a0 riempisco coi colori complementari, possibilmente quando\u00a0 il colore fondamentale \u00e8 ancora fresco, accioch\u00e8 il\u00a0 dipinto resti pi\u00f9 fuso.\u00a0 Mescolare i colori sulla\u00a0 tavolozza \u00e8 una strada che conduce verso il nero; pi\u00f9 puri\u00a0 saranno i colori che getteremo sulla tela, meglio\u00a0 condurremo il nostro dipinto verso la luce, I\u2019aria e la\u00a0 verit\u00e0\u201d .<\/em><\/p>\n<p>La vita contadina, i paesaggi di montagna, le figure\u00a0 semplici del borgo, trovarono nelle tele di Segantini\u00a0 splendida rappresentazione; basti ricordare alcuni suoi\u00a0 capolavori: <em>Ave Maria a trasbordo, Alla stanga, Le due \u00a0madri, Mezzogiorno sulle Alpi, il Trittico della natura.<\/em><\/p>\n<p>Segantini visse in Brianza, a Savognino, nelle Alpi\u00a0 giorgionesi, e infine nel suo rifugio di Maloja. Scriveva\u00a0 nel 1898: \u201cIo <em>continuo cos\u00ec a lavorare alla mia opera\u00a0 poetica dell\u2019 intimo sentimento delle cose della Natura,\u00a0 accarezzando col pennello i fili d\u2019 erba, i fiori, gli\u00a0 animali e l\u2019uomo\u201d. <\/em>Nel settembre del 1899 egli sal\u00ec allo\u00a0 Schafberg (2.700 m. di altitudine) per lavorare al \u201c<em>Trittico\u201d; <\/em>\u00e8 l\u00ec che venne colto da un violento attacco di\u00a0\u00a0 peritonite che lo port\u00f2 rapidamente alla morte. Ma le sue\u00a0 opere l\u2019avevano reso immortale!<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"95%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"2\" width=\"894\">\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"1\" cellpadding=\"3\" bgcolor=\"#5A5A5A\">\n<tbody>\n<tr>\n<td bgcolor=\"#F7F7C5\" width=\"100%\">\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #333333; font-family: Arial; font-size: large;\">Ricordo di Giovanni Segantini<br \/>\n<\/span><span style=\"color: #333333; font-family: Verdana; font-size: small;\"><i>A cura del prof. Romano Turrini<\/i><\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: small;\">Il 28 settembre 1899 moriva a Maloja, in Engadina, il pittore Giovanni Segantini. A cento anni dalla morte, Arco ed il Trentino ricordano il grande maestro del divisionismo italiano.<\/span><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"1\" cellpadding=\"3\" bgcolor=\"#5A5A5A\">\n<tbody>\n<tr>\n<td bgcolor=\"#F7F7C5\" width=\"100%\">\n<p align=\"justify\"><b><span style=\"color: #333333; font-family: Verdana; font-size: small;\">&#8220;Io non so cosa sia avvenuto prima della mia nascita. So che ebbi un padre e una madre e che a loro piacque farsi un nido ad Arco nel Trentino sulla riva destra della Sarca&#8221;.<\/span><\/b><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: small;\">Cos\u00ec scrive Giovanni Segantini nella sua autobiografia, vincendo la ritrosia che gli aveva impedito, fino ad allora, di parlare della sua infanzia. La famiglia del padre, Agostino Segatini, era originaria di Bussolengo, ma nella seconda met\u00e0 del Settecento si era trasferita ad Ala. Antonio Segatini (nonno del pittore) viene segnato nei registri del Decanato di Ala \u00ab<i>Veronensis nunc incola Alae<\/i>\u00bb; praticava l\u2019arte del canapino, del tessitore.<br \/>\nAgostino Segatini (sar\u00e0 Giovanni a modificare il suo cognome in Segantini) non segue le orme paterne e si dedica alla vendita di vino, formaggio e frutta, aprendo una rivendita in via San Martino, a Trento. Egli sposa in prime nozze Maddalena Fronza ed ha diversi figli, i quali per\u00f2 muoiono quasi tutti bambini. Ne rimangono in vita solo due: Napoleone e Domenica, che tutti in famiglia chiamavano Irene. Essi avranno un ruolo importante nella vita del piccolo Giovanni. A 43 anni, nel 1851, Maddalena Fronza muore; Agostino nello stesso anno si sposa con Margherita de Girardi di Castello di Fiemme. La miseria per\u00f2 attanaglia quella famiglia; l\u2019attivit\u00e0 di rivendita d\u00e0 scarsi guadagni, i loro pochi beni vengono pignorati, i bambini sono affidati ad una zia che abitava a Bolzano. Agostino e Margherita si trasferiscono inizialmente a Verona, poi ritornano in Trentino, e precisamente a Mori. L\u2019amministrazione comunale della borgata concede il permesso di residenza purch\u00e8 la famiglia Segatini non avanzi richieste di sussidio. Ed infatti Agostino si rivolge al Magistrato civico di Trento ottenendo un aiuto di cinque fiorini; ma quando, non riuscendo con la vendita di chincaglierie a far fronte ai bisogni della famiglia, egli si decide a chiedere un sostegno economico al comune di Mori, la famiglia Segatini viene invitata a cambiare residenza. E cos\u00ec nel settembre del 1856 essi arrivano ad Arco e vanno a stabilirsi in una piccola casa, appena superato il ponte sul fiume Sarca, sulla sinistra andando verso la citt\u00e0. Era, con tutta probabilit\u00e0, l\u2019antica sede dei gabellieri, dove si versava il dazio. Il municipio di Trento continua a fornire sussidi alla famiglia, servendosi dell\u2019arciprete di Arco Dall\u2019Armi per avere informazioni sicure circa le reali esigenze dei Segatini. Il 15 gennaio 1858 nasce ad Arco Giovanni Segatini.<br \/>\nLa madre Margherita, gi\u00e0 di salute cagionevole, soffre nel dare alla luce Giovanni e non si riprender\u00e0 pi\u00f9. \u00ab<i>Io la ricordo ancora mia madre\u2026La rivedo con l\u2019occhio della mente quella sua figura alta, dall\u2019incedere languido. Era bella, non come aurora o meriggio, ma come tramonto di primavera<\/i>\u00bb. A gravare sul misero bilancio della famiglia, sono ora le spese mediche.<br \/>\nDecine e decine di fatture e ricevute, e conseguenti sovvenzioni alla famiglia Segatini, sono conservate nell\u2019Archivio storico del Comune di Arco e stanno a testimoniare il loro stato di grave indigenza. Il padre per decidere di cambiare la propria triste condizione di vita, prende con s\u00e9 i figli maggiori (nel frattempo rientrati da Bolzano) e se ne va a Verona e poi a Milano. Margherita resta sola ad Arco con il figlioletto. Il piccolo Giovanni cresce abbandonato a se stesso; un giorno cade in un canale poco distante dalla casa, in via della Cinta, e viene salvato da Domenico Morghen, quando ormai lo si credeva annegato.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: Verdana; font-size: small;\">In rapida sequenza, accadono poi altri fatti: il ritorno del padre nel trentino, la morte per ascite della madre, a 37 anni,\u00a0e l&#8217;abbandono del Trentino da parte di Giovanni (aveva sette anni) che, con il padre, raggiunge la sorellastra Irene a Milano. Agostino torner\u00e0 poi a Rovereto presso un cugino fotografo e l\u00ec morir\u00e0 il 20 febbraio 1866. Nel 1867 l\u2019imperial regia Luogotenenza di Innsbruck accorda \u00ab<i>ad Irene Segatini ed al minore di lei fratello Giovanni Segatini il permesso di emigrazione nel regno d\u2019Italia e quindi la dimissione dal nesso di cittadinanza austriaca<\/i>\u00bb. Questa decisione \u00e8 comunicata il 10 ottobre 1867 alla pretura di Trento ed alla Questura di Milano; ma il pittore non ne avr\u00e0 mai notizia. Seguono per Giovanni, gli anni di Milano; rinchiuso in casa, prova insofferenza per una vita che soffoca il suo bisogno di libert\u00e0. \u00ab<i>In questo stato di cose<\/i>\u00a0\u2013 egli scrive in una lettera alla scrittrice Neera \u2013\u00a0<i>non potevo a meno che inselvatichirmi, rimasi sempre irrequieto, ribelle a tutte le leggi costituite. La societ\u00e0 copr\u00ec il mio misero corpo di fango e di fame, ma il suo fango e la sua fame non arrivarono fino a me; anzi pi\u00f9 fango gittavano sul mio misero corpo, e pi\u00f9 m\u2019invigorivo nel sentimento di piet\u00e0 per noi tutti miserabili<\/i>\u00bb. Diventa ozioso e vagabondo; viene arrestato, processato ed il 9 dicembre 1870 si aprono per lui le porte del riformatorio Marchiondi. Egli firma il registro d\u2019ingresso con un segno di croce e diventa allievo calzolaio.<br \/>\nForse fu proprio l\u00ec che il giovane Segatini svel\u00f2 a chi gli era umanamente pi\u00f9 vicino le sue grandi doti artistiche. La vita nel riformatorio non faceva che acuire nel suo cuore l\u2019amore per la vita libera. Fortunatamente, nel 1873, il fratellastro Napoleone, che aveva aperto un negozio con annesso laboratorio fotografico a Borgo Valsugana, si mette in contatto con la sorella Irene ed avvia le pratiche per ottenere il suo affidamento. Giovanni torna quindi in Trentino. Qualche anno prima, nel 1862, Borgo era stata devastata da un furioso incendio; i racconti dei paesani colpiti da quella recente catastrofe rimangono, con tutta probabilit\u00e0, impressi nell\u2019animo del giovane; quando diventer\u00e0 celebre pittore, egli doner\u00e0 un suo disegno,\u00a0<i>All\u2019arcolaio,<\/i>\u00a0per i colpiti dal disastroso incendio di Tione (1895). Il suo soggiorno nella vallata trentina dura fino al settembre del 1875; alla soglia dei diciotto anni gli viene \u00ab<i>\u00a0in mente di abbandonare i buoni contadini e rintracciare la sorella<\/i>\u00bb. Presso Irene, a Milano, trova un domicilio; poi diventa apprendista nella bottega di un decoratore, l\u2019ex garibaldino Luigi Tettamanzi, e la sera frequenta i corsi dell\u2019accademia di Brera.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: Verdana; font-size: small;\">Cos\u00ec, dopo aver \u00ab<i>attraversato tutta l\u2019eterna pianura della tristezza e del dolore<\/i>\u00bb realizza i primi quadri ed ottiene alcuni importanti riconoscimenti; con il dipinto\u00a0<i>Il coro di Sant\u2019Antonio<\/i>\u00a0(realizzato sopra la tela di un paracamino) viene premiato a Brera, nel 1879. Scrive lui stesso: \u00ab<i>Non avevo certamente inteso di fare un\u2019opera d\u2019arte, ma semplicemente di provarmi a dipingere. Da una finestra aperta entrava un torrente di luce, che illuminava gli stalli intagliati in legno del coro: dipinsi questa parte, e la resi con efficace ricerca della luce. Qui subito compresi che, col mescolare i colori sulla tavolozza, non si otteneva n\u00e9 luce n\u00e9 aria: trovai il modo di disporli schietti e puri avvicinandoli sulla tela gli uni agli altri, nella stessa dose che avrei adoperata mescolandoli sulla tavolozza, lasciando che la retina dell\u2019occhio li fonda guardando il dipinto a sua natural distanza<\/i>\u00bb. C\u2019\u00e8, in queste riflessioni, un\u2019intuizione di quella che sar\u00e0 in seguito la scelta divisionista, ma egli si mantiene, per ora, nel solco della miglior tradizione del verismo lombardo.<br \/>\nMa le medaglie non danno di che vivere ed allora egli si presenta al Marchiondi; ottiene un incarico per insegnare geometria ai giovani alunni e consegna in deposito tre medaglie; in cambio riceve venti lire dall\u2019economo del riformatorio. Di lui si accorgono i fratelli Vittore ed Alberto Grubicy. Soprattutto il primo, pittore e mercante d\u2019arte, diventa una presenza importante nella vita di Giovanni Segantini. \u00c8 la sua guida, il suo tutore quasi; ottiene addirittura l\u2019autorizzazione a firmare i suoi quadri.<br \/>\nNasce poi la felice unione con Luigia Bugatti, chiamata dal maestro, Bice. La sua vita assumeva, giorno dopo giorno, un significato pieno; il suo spirito ribelle trovava gratificazioni nella dimensione artistica. La ricerca di sempre nuovi paesaggi, di occasioni pittoriche lo spingono verso il verde sereno della Brianza. Egli abita a Pusiano, poi a Carella e a Cornano. Nascono Gottardo (1882) ed Alberto (1883). All\u2019Esposizione internazionale di Amsterdam gli viene assegnata la medaglia d\u2019oro per la prima versione del dipinto\u00a0<i>Ave Maria a trasbordo<\/i>. Nel marzo del 1885 nasce Mario; nell\u2019autunno- inverno dello stesso anno egli vive a Caglio per realizzare quello che rimarr\u00e0 forse il suo quadro pi\u00f9 conosciuto,\u00a0<i>Alla stanga<\/i>. Con questo dipinto, Giovanni Segantini ottiene un nuovo riconoscimento all\u2019Esposizione universale di Amsterdam. Nel 1888, esposto a Bologna, il quadro verr\u00e0 acquistato dal governo italiano per la somma di Lire 18.000.La partecipazione di opere di Segantini ad esposizioni internazionali a Londra e a Parigi accrescono la sua fama e la considerazione dei critici.<br \/>\nI suoi soggetti preferiti attingevano alla vita agreste, dove uomini e animali vivono una vita comune, immersi in una natura che \u00e8 sempre e comunque amica: \u00ab<i>Io continuo cos\u00ec a lavorare alla mia opera\u2026accarezzando col pennello i fili d\u2019erba, i fiori, gli animali e l\u2019uomo<\/i>\u00bb. Tornano, nei suoi quadri, i temi del lavoro nei campi, del pascolo, della tosatura e della filatura, di una religiosit\u00e0 discreta, serenamente tradizionale. E proprio la ricerca di questi ambienti, splendenti di luce e di aria, lo porta, nel 1886, a trasferirsi con la famiglia (arricchitasi di Bianca) a Savognino, un villaggio delle Alpi grigionesi, a 1213 metri d\u2019altezza. Qui la sua famiglia si accresce di una nuova presenza: una ragazzina di quattordici anni, Barbara Ufer, diventa la bambinaia dei suoi figli. Seguir\u00e0 ovunque il maestro e la sua famiglia; sar\u00e0 la modella per molti suoi quadri, sar\u00e0 per tutti la Baba.<br \/>\nGiovanni Segantini intrattiene nel frattempo una fitta corrispondenza con artisti, giornalisti, studiosi; ed il suo esprimersi \u00e8 caldo, immediato, cordiale. Pur nei limiti di una forma non sempre ortograficamente corretta, le sue lettere sono un miracolo di incisivit\u00e0, soprattutto se si considera che fino all\u2019adolescenza egli era analfabeta. Nel febbraio del 1891, in &#8220;Cronaca d\u2019arte&#8221;, appare un suo articolo,\u00a0<i>Cos\u00ec penso e sento la pittura<\/i>. Egli incontra le simpatie e la stima del gruppo della Secessione viennese. La sua opera assumeva, nel frattempo, sempre pi\u00f9 i caratteri di quella che diventer\u00e0 la sua scelta definitiva: il divisionismo: \u00ab\u2026<i>e incomincio a tempestare la mia tela di pennellate sottili, secche e grasse, lasciandovi sempre fra una pennellata e l\u2019altra uno spazio interstizio che riempisco coi colori complementari, possibilmente quando il colore fondamentale \u00e8 ancora fresco, accioch\u00e8 il dipinto resti pi\u00f9 fuso. Il mescolare i colori sulla tavolozza \u00e8 una strada che conduce verso il nero; pi\u00f9 puri saranno i colori che getteremo sulla tela, meglio condurremo il nostro dipinto verso la luce, l\u2019aria e la verit\u00e0<\/i>\u00bb.<br \/>\nGiovanni Segantini continua intanto ad ottenere riconoscimenti per il suo grande ingegno artistico:\u00a0<i>Vacche aggiogate<\/i>\u00a0merita la medaglia d\u2019oro all\u2019Esposizione universale di Parigi nel 1889; altra medaglia d\u2019oro ricevono nel 1892\u00a0<i>Meriggio\u00a0<\/i>(a Monaco) e<i>\u00a0Aratura in Engadina\u00a0<\/i>(a Torino). In questi anni egli matura anche un proprio orientamento simbolista; entra in disaccordo con il suo nume tutelare, Vittore Grubicy; i contatti, soprattutto epistolari, si diradano. Si rafforza invece il rapporto con Alberto Grubicy che diventa il mecenate di Segantini. Nel 1894, assillato dai debiti, Segantini abbandona Savognino e si stabilisce a Maloja (1.800 metri), nello chalet Kuomi. Trascorre invece gli inverni in un albergo a Soglio. Continua a dipingere, a lavorare in modo incessante; assetato di cultura, acquista libri che la moglie pazientemente gli legge, mentre lui lavora al cavalletto.<br \/>\nPer l\u2019 &#8220;Exposition internationale&#8221; di Parigi del 1900 egli progetta un\u2019opera colossale: Il &#8220;Panorama dell\u2019Engadina&#8221;, che avrebbe dovuto illustrare il meraviglioso paesaggio delle Alpi svizzere. Il progetto, che doveva ottenere l\u2019aiuto finanziario degli albergatori engadinesi, viene abbandonato nel 1897 per scarsit\u00e0 di fondi. Giovanni Segantini non rinuncia comunque completamente al suo ambizioso disegno ed incomincia a lavorare al\u00a0<i>Trittico della natura<\/i>.<br \/>\nIl ricordo di Arco e del Trentino non si era spento per\u00f2 nell\u2019animo di Segantini. Egli, gi\u00e0 nel 1890, aveva avviato un rapporto epistolare con Vittorio Zippel, editore ed anche podest\u00e0 di Trento, che lo invita a passare qualche giorno nella sua terra natale. E Segantini risponde nell\u2019agosto del 1891: \u00ab<i>S\u2019immagini, non passa un giorno che io non vi pensi; forse chiss\u00e0 che un giorno possa venire, ma vorrei vedere il sole sul mio paese, e non tremare; allora stia certo che la prima visita che far\u00f2 sar\u00e0 a Lei, in memoria dei suoi ripetuti inviti<\/i>\u00bb. Egli temeva infatti di figurare ancora cittadino austriaco, renitente alla leva, e di incorrere quindi, rientrando in Trentino, in qualche guaio giudiziario. Zippel si attiva, attraverso canali burocratici diversi, fino ad assicurare il maestro che nulla pi\u00f9 ostava ad un suo viaggio in Trentino. Nel luglio del 1898 egli scrive a Vittorio Zippel: \u00ab<i>Carissimo ed egregio amico, mai lettera mi fu pi\u00f9 gradita della Sua ultima: sono dunque libero di entrare nel mio paese, nella patria mia, dopo pi\u00f9 di trent\u2019anni. Come ci volerei subito se mi fosse possibile; ma non mi \u00e8 possibile; i gravi impegni presi per i miei lavori in corso me lo impediscono<\/i>\u00bb. Nel 1898 scrive anche all\u2019ing. Carlo Marchetti, podest\u00e0 di Arco: \u00ab<i>Il ricordo del mio paese mi accompagn\u00f2 sempre nella mia triste infanzia e fu come il sole interno la cui luce \u00e8 ancora quella che illumina l\u2019opera mia<\/i>\u00bb. Nello stesso anno invia un lettera da Maloja al dott. Tommaso Bresciani di Arco: \u00ab<i>Tengo nelle mani parecchie opere alle quali lavoro accanitamente\u2026e dovranno essere finite nell\u2019aprile del 1899. Allora soltanto potr\u00f2 concedermi la gioia grande di rivedere la mia patria ed il mio caro paese nativo e stringere la mano amica che Ella mi porge<\/i>\u00bb. In una conferenza tenutasi ad Arco nel febbraio del 1899, lo stesso dott. Bresciani annunciava: \u00ab<i>E Arco sar\u00e0 superba di accogliere e onorare questo cittadino che, partito orfanello povero e oscuro, ritorna cinto di gloria a rivedere il sogno della sua fanciullezza<\/i>\u00bb. Ma un tragico destino doveva impedire l\u2019avverarsi di questo desiderio.<br \/>\nLa sua ricerca di luce lo spinge il 18 settembre del 1899 a salire ai 2.700 metri dello Schafberg; per lavorare al suo grande capolavoro,\u00a0<i>Il Trittico<\/i>. Quando gi\u00e0 aveva cominciato a dipingere, un violento attacco di peritonite stronca purtroppo la sua forte fibra: Giovanni Segantini muore il 28 settembre, assistito dall\u2019amico dottor Oskar Bernhard, dal figlio Mario e dalla sua compagna Bice.<br \/>\nUgo Ojetti, grande critico d\u2019arte e giornalista, nel commemorarlo a Trento qualche mese dopo, affermava:<i>\u00a0\u00abLa sua vita \u00e8 stata uguale al suo sogno. La sua vita \u00e8 stata sincerit\u00e0\u2026Gloriatelo, o Trentini, con monumenti e con inni\u2026Ma pi\u00f9 glorificatelo imitandolo nella tenacia della speranza perch\u00e9 uomini e citt\u00e0 in tanto sono degne di vivere in quanto non perdono un solo minuto, nemmeno nella notte pi\u00f9 fosca, nemmeno sotto i nembi pi\u00f9 grevi, la speranza del sole<\/i>\u00bb.<\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td colspan=\"2\" width=\"894\"><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: small;\">Il Governo austriaco nel 1902 dedica a Segantini una splendida monografia illustrata, opera di Franz Servaes. Ernesta Bittanti Battisti scrive nel 1905 un saggio su Segantini che si conclude con questa affermazione: \u00ab<i>Segantini non aveva ancor detta, in arte, la sua ultima parola. Si sarebbe forse trasformato ancora, unificando le sue qualit\u00e0, ritrovando tutto se stesso, se la morte non avesse spento quegli occhi, che &#8220;sapevano&#8221; cos\u00ec bene la luce, e irrigidita quella mano che rapiva al sole i raggi per guidarli a brillare sulle tele<\/i>\u00bb. Nel 1909 si inaugura ad Arco il bel monumento a Giovanni Segantini opera dello scultore Leonardo Bistolfi.\u00a0<\/span><\/p>\n<\/td>\n<td align=\"right\" width=\"115\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: small;\"><a href=\"http:\/\/www.segantini.it\/images\/Monumento_Segantini1.JPG\"><br \/>\n<\/a><\/span><span style=\"font-family: Arial; font-size: xx-small;\"><a href=\"http:\/\/www.segantini.it\/images\/Monumento_Segantini1.JPG\">Ingrandisci foto<\/a><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td colspan=\"2\" width=\"894\">\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: small;\">Nel 1948 e nel 1949, a cinquant\u2019anni dalla morte, si tengono conferenze sulla sua arte. Le vicende della sua vita vengono romanzate. Nel 1958, in occasione del centenario dalla nascita, viene organizzata ad Arco una mostra dedicata al maestro del divisionismo nello storico palazzo Marchetti, gi\u00e0 dei conti d\u2019Arco. Nel 1987 si tiene al Palazzo delle Albere, a Trento, una grande mostra antologica dedicata a Segantini.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<div align=\"center\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"1\" cellpadding=\"3\" bgcolor=\"#5A5A5A\">\n<tbody>\n<tr>\n<td bgcolor=\"#F7F7C5\" width=\"100%\">\n<p align=\"CENTER\"><span style=\"color: #5a5a5a; font-family: Verdana; font-size: x-large;\">&#8220;Dal Trentino all\u2019Engadina&#8221;<\/span><\/p>\n<p align=\"CENTER\"><span style=\"color: #5a5a5a; font-family: Verdana; font-size: medium;\"><b>conferenza della prof.ssa Annie Paule Quinsac<br \/>\n<\/b><\/span><span style=\"color: #5a5a5a; font-family: Verdana; font-size: small;\">al Casin\u00f2 Municipale di Arco \u2013 venerd\u00ec 28 maggio 1999<\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: small;\">La mostra dedicata a Segantini presso la sede centrale della Cassa Rurale di Arco ha trovato una magnifica integrazione nell\u2019intervento della prof.sa Annie Paule Quinsac, docente di Storia dell\u2019Arte presso l\u2019Universit\u00e0 del South Carolina e massima esperta dell\u2019arte segantiniana. Il suo &#8220;Segantini &#8211; Catalogo generale&#8221; rimane, e rimarr\u00e0, una pietra miliare nello studio del maestro del divisionismo, una miniera ricchissima a cui riferirsi per avere un\u2019immagine esauriente dell\u2019evoluzione nell\u2019opera di Giovanni Segantini. Occorre ricordare anche un\u2019altra sua opera \u00abSegantini \u2013 Trent\u2019anni di vita artistica nei carteggi inediti dell\u2019artista e dei suoi mecenati\u00bb, da cui emerge un\u2019inedita immagine di Segantini, tessitore infaticabile di rapporti epistolari con amici, critici, mercanti e pittori. Hanno fatto gli onori di casa il Presidente della Cassa Rurale di Arco \u2013 Garda Trentino, rag. Marco Modena, ed il prof. Romano Turrini.<br \/>\nNel ricordare brevemente le vicende tristi che hanno contraddistinto l\u2019infanzia e l\u2019adolescenza del nostro illustre concittadino, la professoressa ha rimarcato come quelle esperienze di vita abbiano, senza dubbio, segnato il suo spirito e si siano successivamente manifestate anche nelle opere pi\u00f9 mature. Quel desiderio della luce, dell\u2019aria, della natura, della montagna, che egli riferiva al suo essere trentino, diventer\u00e0, mitizzato, una delle motivazioni principali che ispirarono la sua opera. La sua non \u00e8 stata un\u2019arte mite, ma, come diceva D\u2019Annunzio nel poema che ricorda la morte di Segantini, era un\u2019arte &#8220;dolce e rude&#8221; che fa di lui un pittore unico nel panorama della fine dell\u2019Ottocento.<br \/>\nEgli passa nel suo dipingere da una pittura tonale, fondata sul contrasto fra il chiaro e lo scuro, ad una pittura che si basava sulla ricerca della luce nel colore, carattere primario dell\u2019arte moderna.<br \/>\nLa luce per Segantini \u00e8 un elemento mistico che rende possibile l\u2019armonia che si respira nelle &#8220;componenti&#8221; i suoi quadri; la luce \u00e8 la relazione, \u00e8 la manifestazione del divino nel creato.<br \/>\nAnnie Paule Quinsac ha invitato i presenti a compiere, assieme a lei, un viaggio a ritroso nell\u2019arte di Segantini, partendo da quello che lei ha definito il suo testamento incompiuto, &#8220;<i>Il Trittico della natura&#8221;<\/i>, opera pregna dei caratteri del naturalismo e del simbolismo, non contrastanti fra di loro, ma in sintonia. La professoressa ha ricordato che l\u2019opera fu l\u2019alternativa scelta dal maestro ad un progetto ancor pi\u00f9 grandioso, promozionale per gli stupendi paesaggi dell\u2019Engadina, destinato all\u2019Esposizione universale di Parigi del 1900, e non realizzato, essenzialmente, per il venir meno dei necessari finanziamenti.<br \/>\nIl modo di dipingere la natura dentro la natura, applicato da Segantini era unico; egli costruiva una struttura che doveva sostenere e proteggere il cavalletto, avendo cos\u00ec la possibilit\u00e0 di rielaborare la sua opera &#8220;<i>in fieri<\/i>&#8220;, in un impegno che poteva durare mesi. Segantini non rappresentava, come gli impressionisti, la natura in un determinato momento ma la coglieva nella sua evoluzione, ispirato dal suo pensiero; un luogo della mente quindi, cos\u00ec come un luogo reale.<br \/>\nAnnie Paule Quinsac ha sottolineato come i grandi quadri che compongono il\u00a0<i>Trittico\u00a0<\/i>diano la possibilit\u00e0 al visitatore di calarsi, di immergersi dentro il panorama rappresentato. Nelle tre opere compaiono riferimenti precisi al paesaggio dell\u2019Engadina, uniti ad aspetti simbolici, prime fra tutte le nuvole. Basti pensare alla grande nuvola che sovrasta il paesaggio innevato della<i>\u00a0Morte<\/i>, una nuvola particolare, che raramente ci \u00e8 dato di osservare in cielo, ma che l\u2019artista ricrea come segno premonitore di un destino arrivato al suo termine. Lo stesso studio delle nuvole che si riscontra ne\u00a0<i>La raccolta del fieno,\u00a0<\/i>nuvole chiare e soprattutto scure che incombono sul paesaggio ove la contadina non \u00e8 presenza emergente, ma fa parte di una rappresentazione armonica.<br \/>\nLa professoressa si \u00e8 soffermata poi su due opere:\u00a0<i>Le cattive madri<\/i>, un dipinto, l\u2019altro\u00a0<i>Il castigo delle lussuriose,\u00a0<\/i>un graffito (o uno<i>\u00a0sgraffito<\/i>), che fanno parte entrambe di un ciclo in cui la pittura di Segantini riflette chiaramente le sue esperienze di vita, le sue emozioni. Opere simboliste che non vennero accolte favorevolmente dalla critica del momento, se si eccettua l\u2019ambiente viennese della Secessione. I toni di questi due quadri insistono sul blu, sul grigio e sul bianco creando una particolare atmosfera, livida e desolata, e suscitando particolari emozioni. Queste opere furono ispirate dal poema di Illica,\u00a0<i>Nirvana<\/i>, legato, si diceva, ad influenze buddiste, ma in effetti alimentato nelle sue tematiche da un\u2019opera d\u2019epoca medioevale.<br \/>\nA Savognino, nel Canton Grigioni, Segantini realizza la rappresentazione solare de\u00a0<i>La ragazza che fa la calza<\/i>, uno dei suoi capolavori. Questo quadro suscita emozioni che la Quinsac definisce &#8220;tattili&#8221;, con il vello delle pecore e l\u2019erba del prato che sembra aspettino una nostra carezza. Viene in mente lo scritto del maestro: \u00ab..accarezzando con il pennello i fili d\u2019erba, i fiori, l\u2019animale e l\u2019uomo\u00bb. Cos\u00ec pure a Savognino Segantini realizz\u00f2 le altre due opere su cui si \u00e8 soffermata la professoressa:\u00a0<i>La portatrice d\u2019acqua<\/i>, calata entro uno scorcio che raffigura un cortile di casa, e poi\u00a0<i>Nell\u2019ovile<\/i>\u00a0con la lampada che funge dal fulcro, che irradia luce tenue a delineare appena i contorni degli animali e la pastora. Mentre per il primo quadro Segantini ha dipinto a pennellate larghe, nel secondo si nota un fraseggio pi\u00f9 minuto e quindi pi\u00f9 vicino alla scelte divisioniste.<br \/>\nLo schermo si \u00e8 poi riempito della grande immagine dell\u2019<i>Ave Maria a trasbordo<\/i>, tematica sviluppata per due volte da Segantini. \u00c8 la seconda versione, quella del 1886, la migliore; Segantini la realizz\u00f2 secondo le indicazioni di Vittore Grubicy che lo volle avvicinare alla tecnica del divisionismo. L\u2019armonia, il senso di pace che regnano nel quadro, con i suoi protagonisti umani che possono essere assimilati ad una Sacra Famiglia, fa di quest\u2019opera una delle pi\u00f9 significative del periodo.<br \/>\nAnnie Paule Quinsac \u00e8 arrivata poi ai quadri in cui Segantini faceva uso della tecnica tonale, fondata sul contrasto fra chiari e scuri. Un gregge avanza, guidato da un pastore; se ne colgono appena i profili, delineati da una luce che sta alle loro spalle.<br \/>\nSingolare \u00e8 poi la vicenda che accompagna l\u2019opera\u00a0<i>A messa prima<\/i>, nata originariamente con una certa intenzione narrativa e con un altro titolo:\u00a0<i>I commenti dei maligni<\/i>. Nella prima &#8220;stesura&#8221; del quadro infatti Segantini aveva raffigurato una giovane donna che, accompagnata da un cagnolino, scendeva la scalinata che porta alla chiesa di Veduggio. Alle sue spalle, al culmine della scalinata, alcune figure mostrano di esprimere commenti maligni su di lei. Questa prima versione, esposta a Torino nel 1883, venne per\u00f2 modificata dal maestro che la giudic\u00f2 forse un po\u2019 banale; egli cancell\u00f2 i protagonisti della scena, ed inser\u00ec invece la figura di un prete con la tonaca nera ed il cappello a tricorno che sale lentamente la scalinata. La professoressa Quinsac ha fatto notare come Segantini abbia modificato la reale collocazione della chiesa, operando una variazione speculare, liberando il culmine della scalinata da ogni presenza architettonica e dando quindi piena luce ad una scena che acquista cos\u00ec grande senso mistico: la scalinata in effetti non porta verso la chiesa, ma direttamente al cielo!<br \/>\nCome ultima immagine \u00e8 stata presentata una natura morta,\u00a0<i>Funghi<\/i>. La professoressa ha ricordato l\u2019esperienza di Segantini come apprendista fotografo presso il fratellastro Napoleone a Borgo Valsugana; esperienza che gli deve essere servita nel catturare la realt\u00e0, cos\u00ec come essa si presenta, e quindi soprattutto nella realizzazione di nature morte.<br \/>\nE questo quadro \u00e8 stato il punto di partenza per ritornare, questa volta secondo un ordine cronologico, a rivedere alcune delle opere pi\u00f9 note di Segantini. \u00c8 stata l\u2019occasione per la professoressa Quinsac per aggiungere qualche altra considerazione o per sintetizzare quanto detto in precedenza.<br \/>\nUn pubblico, folto ed attento, ha seguito l\u2019avvincente esposizione di Annie Paule Quinsac che si muoveva davanti ai grandi teli su cui erano proiettate le immagini dei quadri, dialogando quasi, vivacemente e intensamente, con le persone che nel buio della sala la stavano ad ascoltare.<br \/>\nUn successo quindi, che l\u2019impegno, la scrupolosit\u00e0 e l\u2019entusiasmo di chi ha organizzato la serata meritava. Si \u00e8 riallacciato un rapporto con Annie Paule Quinsac che ha assicurato la sua presenza alla presentazione del volume &#8220;Arco ed il Trentino per Segantini&#8221;, in occasione della Rassegna dell\u2019Editoria gardesana che si terr\u00e0 a novembre. Ancora una volta la Cassa Rurale di Arco ha offerto alla comunit\u00e0 un\u2019occasione per crescere dentro; e la risposta \u00e8 stata, anche questa volta, positiva.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 15 gennaio 1858 nasceva ad Arco Giovanni Segantini. La\u00a0 sua fu un\u2019infanzia tormentata, vissuta in una famiglia\u00a0 colpita da lutti e dall\u2019indigenza. Il padre Antonio,\u00a0 ridotto alla miseria dopo il fallimento di una modesta\u00a0 attivit\u00e0 commerciale, abbandon\u00f2 la famiglia per cercare\u00a0 fortuna a Milano. La madre Margherita de\u2019 Girardi, che\u00a0 viveva di sussidi comunali, &hellip; <a href=\"https:\/\/www.arco.org\/?page_id=139\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Giovanni Segantini<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":128,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/139"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=139"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/139\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1875,"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/139\/revisions\/1875"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/128"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=139"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}