{"id":206,"date":"2016-05-29T18:35:00","date_gmt":"2016-05-29T16:35:00","guid":{"rendered":"http:\/\/arco.org\/?page_id=206"},"modified":"2026-02-14T01:11:02","modified_gmt":"2026-02-14T00:11:02","slug":"il-verde-agricolo","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.arco.org\/?page_id=206","title":{"rendered":"Il verde agricolo"},"content":{"rendered":"<p>La pianura che si distende lungo il corso del fiume Sarca e poi si apre fino a morire sulle rive del lago di Garda \u00e8 coltivata in modo ordinato e razionale. La coltura pi\u00f9 diffusa \u00e8 quella della vite.  <a href=\"https:\/\/camillaaraujoonlyfans.blog\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">camilla arajo leaks<\/a><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-747\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/castagno.jpg\" alt=\"castagno\" width=\"236\" height=\"149\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-748\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/kiwi.jpg\" alt=\"kiwi\" width=\"147\" height=\"200\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-749\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/murisecco.jpg\" alt=\"murisecco\" width=\"236\" height=\"118\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-750\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/olivaia2.jpg\" alt=\"olivaia2\" width=\"236\" height=\"175\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-751\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/olivoscalino.jpg\" alt=\"olivoscalino\" width=\"118\" height=\"286\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-752\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/prugne.jpg\" alt=\"prugne\" width=\"145\" height=\"200\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-753\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/uva.jpg\" alt=\"uva\" width=\"154\" height=\"198\" \/><\/p>\n<p><em>\u00abEa sunt vina qua inter Rhaetica primum locum tenent\u00bb<\/em> scriveva lo storico Ambrogio Franco nel XVII secolo. Le viti, anticamente, venivano consociate al gelso, all\u2019olmo, oppure erano sostenute singolarmente con un palo. Solo pi\u00f9 tardi si ricorse alla potatura a pergola. Pali di castagno, a cui erano fissate traversine in legno di larice, costituivano la struttura portante. I pergolati erano distanti fra loro anche 7-8 metri; negli spazi intermedi, e fin sotto le viti, si coltivavano il mais, le patate, i fagioli ed altro. Spesso le stesse colonne di sostegno erano costituite da alberi di prugno. A partire dagli anni sessanta una ventata di razionalizzazione percorse le campagne del Basso Sarca. I nuovi impianti videro i filari pi\u00f9 ravvicinati fra di loro (circa 5 metri di distanza), ai pali di castagno si sostituirono le colonne in cemento, fu eliminata la consociazione con altre colture, vennero introdotte variet\u00e0 di uve pregiate (Merlot, Chardonnay, Cabernet, Moscato ecc.). Inoltre si \u00e8 provveduto ad organizzare, rendendola pi\u00f9 capillare e funzionale, la rete irrigua sul territorio. Ora i vigneti del Basso Sarca fanno bella mostra di s\u00e8 e sono un elemento caratterizzante del paesaggio agricolo locale.<\/p>\n<p>Accanto ai vigneti troviamo sempre pi\u00f9 ampi frutteti. Questa scelta agricola ha fatto la sua comparsa nel Basso Sarca alla fine degli anni Cinquanta. Si sono cominciati a coltivare i meli e poi i kiwi; alle piante di susine, un tempo disseminate nei campi, sono stati dedicati spazi particolari. Anche questo tipo di coltura \u00e8 andato via via specializzandosi, soprattutto seguendo le scelte di mercato e quindi provvedendo ai necessari reimpianti. Il prodotto locale viene, in massima parte, conferito al magazzino della Cooperativa Contadini del Basso Sarca a Dro.<\/p>\n<p>Lo spazio agricolo nel fondovalle, sebbene ridotto rispetto alla situazione di 30-40 anni fa, riserva ancora angoli suggestivi e soprattutto itinerari percorribili a piedi e in bicicletta, dove \u00e8 possibile gustare il silenzio ritemprante della campagna. Nel Basso Sarca \u00e8 presente infatti una vasta rete di strade interpoderali; a fianco di alcune scorrono ancora gli antichi canali d\u2019irrigazione, localmente chiamati \u201cfitte\u201d.<\/p>\n<p>Il paesaggio cambia quando ci si immerge nell\u2019olivaia. Questo ambiente ha una propria architettura, dove l\u2019intercalare dei muretti a secco che reggono e delimitano terrazzi pi\u00f9 o meno ampi crea una sorta di armonia incredibilmente unica. Il paesaggio dell\u2019olivaia sa sempre di sole, non opprime, ma si apre sulla valle in mille prospettive, mai uguali a se stesse. Gli olivi sono una coltura antica e i loro tronchi contorti sono monumenti che sanno di sofferenza e di gioia di vivere, al tempo stesso. Gli incavi che si possono notare sulle piante pi\u00f9 vecchie sono dovuti al lavoro dell\u2019uomo che ha tolto il marciume dovuto alla \u201ccarie\u201d del legno, provocata da un fungo del tipo <em>Polyporus<\/em>. In altri casi si possono notare due o pi\u00f9 polloni (che diventeranno poi dei tronchi) svilupparsi da un medesimo ceppo. Infatti, quando l\u2019antico tronco \u201cmuore\u201d per cause diverse (gelo o malattia) lo si taglia; dalle radici si sviluppano ben presto molti germogli; se ne conservano solo alcuni che si trasformeranno in forti polloni.<\/p>\n<p>L\u2019olivaia \u00e8 raggiungibile tramite strade e sentieri. Negli ultimi anni si \u00e8 favorita la realizzazione di stradine, ovviamente destinate ai soli mezzi agricoli; questo per permettere una maggior cura, sia nella concimazione che nei trattamenti anticrittogamici. Un\u2019ultima caratteristica va segnalata: l\u2019olivaia di Arco \u00e8 diffusa per buona parte su terreno comunale. Il contadino \u00e8 proprietario (o affittuario) della pianta e non del suolo. Come segno distintivo i contadini appongono sui tronchi degli alberi delle sigle con colori diversi.<\/p>\n<p>Le olive si raccolgono a partire da novembre (\u201c<em>da S. Martin posta el scalin<\/em>\u201d). I contadini si servono di lunghe scale a pioli (in legno o in ferro) che piantano a terra e appoggiano ai rami assicurandole con una cordicella. Tutt\u2019intorno all\u2019olivo si stendono ampi teli di iuta per raccogliere le olive che vengono fatte cadere passando i rametti con una sorta di pettine. Un tempo i contadini preferivano far cadere le olive entro una piccola cesta che tenevano appesa alla cintura. L\u2019uso della pertica di bamb\u00f9 viene limitato alle parti meno accessibili della pianta in quanto dannoso per i rametti pi\u00f9 teneri.<\/p>\n<p>Le olive, conservate in luogo fresco ed asciutto per impedire il diffondersi di muffe, vengono poi portate al torchio per la molitura. L\u2019olio extravergine prodotto localmente \u00e8 ricco di vitamina E, facilita la diminuzione del colestorolo nel sangue; a digiuno ha funzione lassativa ed \u00e8 benefico per i disturbi cardiocircolatori.<\/p>\n<p>Possiamo infine parlare di coltivazione del bosco. Anche se nel Basso Sarca non esistono tradizioni secolari radicate come in altre vallate trentine, da qualche decennio si \u00e8 prestata comunque maggior attenzione alla silvicoltura. Si sono fatti massici rimboschimenti (il primo a compierli fu Gianni Caproni, pioniere dell\u2019aeronautica), si sono tracciate strade tagliafuoco, si \u00e8 fatto pulizia del sottobosco infestante. E cos\u00ec anche i boschi sui monti di Arco hanno assunto un loro fascino, ed inoltre producono ogni anno quintali di ottima legna da ardere e da costruzione.<\/p>\n<p>All\u2019interno dei boschi, ad un\u2019altitudine che varia fra i 400 e gli 800 metri, s\u2019incontrano gigantesche piante di castagno; soprattutto nella zona di Pianaura, Troiana e Carobbi esse caratterizzano il bosco con la loro chioma maestosa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La pianura che si distende lungo il corso del fiume Sarca e poi si apre fino a morire sulle rive del lago di Garda \u00e8 coltivata in modo ordinato e razionale. 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