{"id":210,"date":"2016-05-29T18:35:51","date_gmt":"2016-05-29T16:35:51","guid":{"rendered":"http:\/\/arco.org\/?page_id=210"},"modified":"2016-06-06T13:36:33","modified_gmt":"2016-06-06T11:36:33","slug":"larboreto-o-parco-arciducale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.arco.org\/?page_id=210","title":{"rendered":"L&#8217;Arboreto o Parco Arciducale"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 stato scritto, nel compiere un breve excursus della storia di Arco, che il motore dello sviluppo della citt\u00e0 negli ultimi decenni dell\u2019800 fu l\u2019arciduca Alberto d\u2019Asburgo. Egli aveva scelto Arco come sua residenza invernale; aveva voluto edificare una splendida villa ed attorno ad essa aveva realizzato un magnifico parco, esteso per circa cinque ettari. Vicende diverse hanno portato ad un ridimensionamento di tale spazio verde.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-761\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/chioscoarb.jpg\" alt=\"chioscoarb\" width=\"200\" height=\"188\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-762\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/lawson.jpg\" alt=\"lawson\" width=\"176\" height=\"284\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-763\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/palmearbor.jpg\" alt=\"palmearbor\" width=\"200\" height=\"233\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-764\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/serrarb.jpg\" alt=\"serrarb\" width=\"200\" height=\"132\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-765\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/vialearb.jpg\" alt=\"vialearb\" width=\"141\" height=\"250\" \/><\/p>\n<p>Ci\u00f2 che ora noi chiamiamo Parco Arciducale \u00e8 circa un quinto di quello esistente un tempo. Dopo decenni di abbandono, nel 1964, l\u2019Azienda di Cura e Soggiorno di Arco diede incarico al professor Walter Larcher dell\u2019Universit\u00e0 di Innsbruck di dare al parco la struttura di Arboretum.<\/p>\n<p>Lo studioso austriaco progett\u00f2 la realizzazione di una viva raccolta di alberi ed arbusti, caratteristici dell\u2019areale mediterraneo e di altri continenti, ottenendo cos\u00ec dei \u201cpaesaggi vegetali in miniatura\u201d.<\/p>\n<p>Ora il Parco \u00e8 divenuto Sezione Staccata del Museo Tridentino di Scienze Naturali, ente che ne ha curato recentemente la riqualificazione.<\/p>\n<p>L\u2019ingresso all\u2019Arboreto \u00e8 in via Fossa Grande, la strada che porta al Castello e verso L\u00e0ghel. All\u2019entrata vi sono degli splendidi lecci; sulla destra un pollone cresciuto alla base di un Cupressus macrocarpa va a saldarsi con un ramo della stessa pianta. Una gradinata scende verso una grande spazio d\u2019ombra con cipressi della California e mediterranei; lungo la recinzione a Nord si sta sviluppando un\u2019impenetrabile selva di bamb\u00f9. Il gazebo, splendido balcone sulla valle, ci riporta indietro nel tempo. Un viale segnato da alte palme della Cina attraversa da Nord verso Sud il parco; il pendio che dolcemente scende da Ovest presenta variet\u00e0 diverse di yucca, di agavi e di palme; su tutto spicca una magnifica araucaria.<\/p>\n<p>Ad Est, invece, una distesa erbosa con variet\u00e0 diverse di pini mediterranei, accompagna il cammino fra le palme; il pi\u00f9 riconoscibile \u00e8 il pino d\u2019Aleppo con l\u2019alta chioma ad ombrello. Pi\u00f9 oltre vi \u00e8 un rigoglioso gruppo di palme della Cina, arricchito recentemente di altre variet\u00e0.<\/p>\n<p>Altre piante sono disseminate lungo il percorso, tutte specie tipicamente mediterranee: il corbezzolo, l\u2019alloro, il mirto, il tasso dalle bacche rosse, il viburno, il carrubo, il bosso, il lauro ceraso, la magnolia.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 poi un piccolo stagno con piante di ninfee e di calle; ai suoi margini si alza imponente un cipresso di Lawson, con il suo singolare tronco multiplo \u201ca candelabro\u201d. In un angolo del grande prato sta crescendo una robusta sequoia; pi\u00f9 in l\u00e0 sono stati messi a dimora anche degli alberi che un tempo erano ben presenti in tutti gli orti della valle: il nespolo, il gelso, il noce, il ciliegio, il castagno ed altre specie ancora. Sono i \u201ccugini poveri\u201d delle variet\u00e0 presenti nel parco eppure cos\u00ec radicati nella tradizione agricola e nell\u2019ambiente del Basso Sarca. Le ginestre e la passiflora ingentiliscono il pendio che sale verso Ovest.<\/p>\n<p>Si procede in mezzo a cespugli di pungitopo e di rosmarino, circondati da alberi di alloro e di corbezzolo, verso il gigante del parco: la maestosa Sequoia sempervirens. La sua chioma si erge verso il cielo e s\u2019abbina perfettamente con la torre merlata del Castello, che si scorge in lontananza. Accanto vi sono due grandi alberi di canfora; baster\u00e0 strofinare una foglia caduta per sentire il caratteristico profumo dell\u2019olio che si ricava dalla pianta officinale. Lungo il pendio vicino sono stati messi a dimora degli eucalipti dell\u2019Australia. Nelle nicchie della muraglia baciata dal sole \u00e8 stata realizzata una splendida limonaia con diverse variet\u00e0 di agrumi: l\u2019arancio amaro, il limone, il pompelmo, il mandarino. Accanto ad essi una rigogliosissima pianta di avocado. Nella stessa area \u00e8 presente l\u2019Asimina triloba, chiamata anche pau-pau. Oltre questa zona del parco, lungo un ripido pendio, svettano slanciati numerosi cipressi che affondano le loro radici proteggendo quel terreno dal dilavamento; sembrano tante sentinelle intente ad assicurare al Parco rispetto ed ammirazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 stato scritto, nel compiere un breve excursus della storia di Arco, che il motore dello sviluppo della citt\u00e0 negli ultimi decenni dell\u2019800 fu l\u2019arciduca Alberto d\u2019Asburgo. 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