{"id":228,"date":"2016-05-29T18:39:28","date_gmt":"2016-05-29T16:39:28","guid":{"rendered":"http:\/\/arco.org\/?page_id=228"},"modified":"2016-06-06T14:14:44","modified_gmt":"2016-06-06T12:14:44","slug":"s-martino-vastre-pianura","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.arco.org\/?page_id=228","title":{"rendered":"S.Martino, Vastr\u00e8, Pianaura"},"content":{"rendered":"<p>Questo itinerario pu\u00f2 avere inizio sia dalla frazione di S. Martino di Arco che da quella di Massone. Superate le ultime case ai piedi del dosso che sovrasta a Nord i due paesi, la strada si inoltra nell\u2019olivaia. S\u2019incontra ben presto la palestra di roccia \u201cPolicromuro\u201d. Di qua si pu\u00f2 continuare sulla strada asfaltata oppure inerpicarsi lungo il sentiero che, ripidamente, sale nella gola. Questa era l\u2019antica mulattiera che percorrevano i carri a due ruote (loc.<em> brozi<\/em>), carichi di legna o di fieno, scendendo dalla montagna. E proprio nei pressi della parete rocciosa, ora frequentata quotidianamente da decine di rocciatori, esisteva un gradino sul quale i contadini facevano scorrere per buona parte il carico. Applicavano poi a delle stanghe in legno le due ruote posteriori (che avevano depositato nel salire) ed il carro riprendeva il suo viaggio nell\u2019assetto normale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-806\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/caveoolite.jpg\" alt=\"caveoolite\" width=\"239\" height=\"160\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-807\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/incisionirupestri.jpg\" alt=\"incisionirupestri\" width=\"250\" height=\"143\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-808\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/sottoroccia-300x109.jpg\" alt=\"sottoroccia\" width=\"300\" height=\"109\" srcset=\"https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/sottoroccia-300x109.jpg 300w, https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/sottoroccia.jpg 450w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/> <img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-809\" src=\"http:\/\/arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/vastre.jpg\" alt=\"vastre\" width=\"200\" height=\"135\" \/><\/p>\n<p>Percorso circa un chilometro e mezzo si giunge in prossimit\u00e0 delle cave di oolite, nel dosso di Vastr\u00e8. Le prime cave che si incontrano (o cave basse) portano segnate nella volta numerose date risalenti per lo pi\u00f9 alla prima met\u00e0 dell\u2019Ottocento. Ma l\u2019uso di quella pietra era praticato da secoli. Documenti antichi parlano di una scuola di scultura ad Arco in epoca preromanica. Nel Settecento soprattutto erano partiti da quelle cave grandi blocchi di pietra per realizzare statue a Parma (ponte sul Taro), ad Innsbruck, a Salisburgo, a Vienna; anche le figure che ornano la fontana in piazza Duomo a Trento sono state scolpite nella pietra del Vastr\u00e8. Nell\u2019Ottocento poi la pietra, cos\u00ec facilmente lavorabile perch\u00e8 compatta, venne utilizzata per scopi industriali. Alcuni imprenditori cremonesi e poi l\u2019arcense Giovanni Meneguzzi si dedicarono alla produzione di condotte per l\u2019acqua. Il materiale venne apprezzato ovunque e tuttora vengono dissepolti nel Trentino tratti di acquedotti realizzati con la pietra di Arco. Verso la fine del secolo inizi\u00f2 il lento ma inesorabile declino di quell\u2019industria, superata dalla concorrenza del ferro. Ora le cave sono abbandonate, testimonianza solenne quanto silenziosa del lavoro e dell\u2019ingegnosit\u00e0 dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>Percorrendo il sentiero nel bosco di lecci, si arriva alle cave alte, suggestive anch\u2019esse con la strada che le attraversa nell\u2019ombra. Ci sono anche due case realizzate da Giovanni Meneguzzi per dare ospitalit\u00e0 ai suoi operai.<\/p>\n<p>Di qua si pu\u00f2 scendere, lungo un comodo sentiero, verso la localit\u00e0 Patone-Moletta, oppure continuare questo interessante itinerario dirigendosi, attraverso un sentiero nel bosco, verso Pianaura.<\/p>\n<p>Un antico documento nominando questa localit\u00e0 dice: <em>\u00abPlanadura, quae possessio vocatur paradisum&#8230;\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p>Qui si incontrano alcuni castagni secolari. Poco distante da un bivio (cartello pericolo di incendi), sulla destra, vi \u00e8 un grande sottoroccia coperto alla vista dei pi\u00f9 da cespugli di nocciolo e da piante di leccio. Sul pavimento di questo sottoroccia (loc. <em>c\u00f2el<\/em>), che un tempo doveva esser stato utilizzato come abitazione o come rifugio, sono incisi segni, sigle, disegni; i pi\u00f9 antichi risalgono, a detta di alcuni esperti, alla tarda et\u00e0 del ferro. Per altri studiosi invece essi sono tardo medioevali. Sar\u00e0 possibile portarsi un ricordo di tali incisioni rupestri effettuando un calco con la tecnica del <em>frottage<\/em>. Muniti di carta bianca sottile, si applicher\u00e0 il foglio alla roccia con l\u2019incisione (tenendolo ben fermo); quindi usando carta copiativa o terriccio si passer\u00e0 pi\u00f9 volte sul foglio fino a veder apparire l\u2019impronta dell\u2019incisione. Alla fine dell\u2019operazione si dovr\u00e0 aver premura di pulire la roccia, non lasciando carta od altro.<\/p>\n<p>Ma i tesori di Pianaura non sono finiti. Sul lato opposto a dove si trova il sottoroccia vi sono delle cave dismesse di lignite. Una in particolare \u00e8 visitabile, muniti di pile e facendo attenzione a non scivolare sul terreno particolarmente sdrucciolevole.<\/p>\n<p>Da Pianaura si potr\u00e0 tornare a valle lungo la strada principale, oppure proseguire fino alla vicina localit\u00e0 dei Campi d\u2019Aram, per poi imboccare, deviando a destra, un\u2019antica mulattiera che conduce fino all\u2019olivaia di Massone.<\/p>\n<p>Chi volesse proseguire pu\u00f2 raggiungere Troiana, seguendo la nuova strada, oppure lungo l\u2019antica via, in gran parte lastricata. Si osservino qui, come in altri luoghi, i solchi lasciati dalle ruote dei carri nei passaggi susseguitisi nei secoli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo itinerario pu\u00f2 avere inizio sia dalla frazione di S. Martino di Arco che da quella di Massone. Superate le ultime case ai piedi del dosso che sovrasta a Nord i due paesi, la strada si inoltra nell\u2019olivaia. S\u2019incontra ben presto la palestra di roccia \u201cPolicromuro\u201d. Di qua si pu\u00f2 continuare sulla strada asfaltata oppure &hellip; <a href=\"https:\/\/www.arco.org\/?page_id=228\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">S.Martino, Vastr\u00e8, Pianaura<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":212,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/228"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=228"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/228\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":810,"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/228\/revisions\/810"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/212"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.arco.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=228"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}