{"id":327,"date":"2016-05-29T19:08:02","date_gmt":"2016-05-29T17:08:02","guid":{"rendered":"http:\/\/arco.org\/?page_id=327"},"modified":"2016-05-31T13:29:04","modified_gmt":"2016-05-31T11:29:04","slug":"la-storia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.arco.org\/?page_id=327","title":{"rendered":"La storia"},"content":{"rendered":"<p>Le fonti storiche che presentano Arco come comunit\u00e0 socialmente organizzata risalgono all\u2019epoca medioevale, ma tracce di civilt\u00e0 pi\u00f9 antiche sono state ritrovate e continuano tutt\u2019ora ad emergere. Reperti archeologici (i pi\u00f9 importanti in localit\u00e0 Moletta-Patone) attestano insediamenti preistorici risalenti all\u2019et\u00e0 mesolitica e neolitica. Le statue-stele antropomorfe, riportate in luce recentemente e risalenti all\u2019et\u00e0 del Rame, indicano la presenza di un luogo di culto di importanza sovraregionale. La romanit\u00e0 arriv\u00f2 nel Sommolago probabilmente nei primi decenni dopo Cristo e lasci\u00f2 segni indelebili. Tombe, perimetri o pavimenti di ville romane, lapidi incise, sarcofagi, monete sono stati rinvenuti a pi\u00f9 riprese ed in epoche diverse. Sulla valle i Romani stesero poi il grande reticolo della centuriazione delle terre e della viabilit\u00e0, che ancora oggi possiamo riconoscere; il territorio era legato a Brescia e alla dominante <em>gens<\/em> Fabia.<\/p>\n<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-327 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.arco.org\/?attachment_id=428'><img width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Lottocento-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" loading=\"lazy\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.arco.org\/?attachment_id=427'><img width=\"144\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/LArciduca-144x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" loading=\"lazy\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.arco.org\/?attachment_id=426'><img width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Disegnolut-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" loading=\"lazy\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.arco.org\/?attachment_id=424'><img width=\"132\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/dipinto-132x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" loading=\"lazy\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.arco.org\/?attachment_id=422'><img width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Burcklechner-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" loading=\"lazy\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.arco.org\/?attachment_id=429'><img width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/linfano-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" loading=\"lazy\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.arco.org\/?attachment_id=430'><img width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/salone-delle-feste-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" loading=\"lazy\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.arco.org\/?attachment_id=431'><img width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/segantini-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" loading=\"lazy\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.arco.org\/?attachment_id=432'><img width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/stele-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" loading=\"lazy\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.arco.org\/?attachment_id=433'><img width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.arco.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/villa-Hedwig-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" loading=\"lazy\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p>In epoca longobarda troviamo ricordati Arco ed altri luoghi vicini in un documento del 771 d.C.; si tratta di una permuta di beni fra Angelsperga, badessa del Monastero di San Salvatore di Brescia, ed Andrea chierico da Sirmione, mentre regnavano Desiderio e suo figlio Adelchi: \u201c<em>&#8230;a Summo laco id est terra de domo cultile in vico que nominatur Arquo&#8230;\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Si arriva\u00a0 al Medioevo con il borgo che nasce e si sviluppa sulla destra del Sarca, cingendosi di mura e chiudendosi a semicerchio attorno alla collina dominata dal Castello.&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>E tale luogo protetto, edificato dagli uomini liberi, ebbe inizialmente il ruolo di rifugio della popolazione in caso di grave minaccia. Esso poi pass\u00f2 in propriet\u00e0 alla famiglia pi\u00f9 potente, gli Arco; siamo circa nel XII secolo ed il sistema feudale trova nella contea la sua piena applicazione. Ma la comunit\u00e0, composta di artigiani e di contadini, con presenze borghesi sempre pi\u00f9 importanti, cre\u00f2 la realt\u00e0 comunale, dandosi degli Statuti e contrastando in talune occasioni lo strapotere dei conti d\u2019Arco. E le regole comunali sono lo specchio fedele di una societ\u00e0 che proteggeva la propria natura, fonte di vita e di sostentamento economico, che si dava norme elementari per una pacifica convivenza, che produceva biade, vino ed olio, che realizzava molini, torchi, fucine e concerie.<\/p>\n<p>L\u2019attuale territorio comunale era diviso in tre comuni: Oltresarca, Arco e Romorzollo e questa divisione durer\u00e0 fino al 1928.<\/p>\n<p>L\u2019 epoca rinascimentale vide crescere attorno alla piazza i magnifici palazzi dei conti d\u2019Arco; il casato allacci\u00f2 rapporti con le principali famiglie della nobilt\u00e0 lombarda e veneta:<\/p>\n<p>i Gonzaga, i Martinengo, i Serego-Malaspina, i Collalto. Attorno alla grande figura di Nicol\u00f2 d\u2019Arco si svilupparono sensibilit\u00e0 letterarie ed artistiche. Venezia sfior\u00f2 e poi combatt\u00e8 in Arco ma non la integr\u00f2 nei suoi domini.<\/p>\n<p>Nel 1579 i conti d\u2019Arco vennero esautorati dai loro poteri sulla contea per volere dell\u2019Arciduca del Tirolo Ferdinando che riteneva intollerabile il comportamento \u201cbanditesco\u201d di alcuni di loro. Nel 1614 i conti rientrarono ad Arco, dopo aver sottoscritto le \u201cCapitolate\u201d, patti che avrebbero dovuto regolare pi\u00f9 rigidamente i rapporti con l\u2019autorit\u00e0 superiore e con la realt\u00e0 comunale.<\/p>\n<p>Fu in questi anni che le comunit\u00e0 della contea si impegnarono nell\u2019impresa grandiosa della realizzazione della magnifica chiesa collegiata di Arco.<\/p>\n<p>Si arriva cos\u00ec all\u2019estate del 1703; nell\u2019ambito della guerra di successione al trono di Spagna, le truppe francesi del generale Vendome strinsero d\u2019assedio Arco, penetrarono nel borgo e costrinsero alla resa la guarnigione che difendeva il Castello. L\u2019antico maniero venne bombardato e gravemente danneggiato. Da quel momento esso sar\u00e0 abbandonato al suo destino di rudere, fino ai lavori di restauro compiuti<\/p>\n<p>di recente. I decenni passarono lenti con il ritmo sempre uguale dei lavori nei campi, legati all\u2019alternarsi delle stagioni, con le decime da versare ai conti e agli arcipreti, con le \u201csteore\u201d dovute all\u2019impero. Arco era citt\u00e0 chiusa ed i tentativi di portarla in nuovi ambiti produttivi, indicati dall\u2019 Illuminismo, non ebbero successo; la \u201cFabbrica dei Panni\u201d che dava lavoro a pi\u00f9 di quattrocento persone ebbe solo qualche anno di vita. I luoghi di produzione (molini, torchi, fucine) erano sempre propriet\u00e0 dei conti d\u2019Arco, che nel frattempo si erano trasferiti in Baviera e a Mantova. In Arco rimaneva un solo nucleo della<\/p>\n<p>grande dinastia. Occorre arrivare alla met\u00e0 dell\u2019Ottocento per vedere il volto di Arco cambiare radicalmente.<\/p>\n<p>Per iniziativa di una borghesia imprenditoriale che assunse sempre pi\u00f9 il ruolo guida della comunit\u00e0, la citt\u00e0 si espanse oltre le mura che in massima parte vennero abbattute e si favor\u00ec la rettifica o la creazione di una nuova viabilit\u00e0 per facilitare le comunicazioni e gli scambi commerciali.<\/p>\n<p>Verso il 1872 si intu\u00ec che lo sviluppo economico di Arco poteva dipendere dal proprio clima, cos\u00ec mite soprattutto nel periodo invernale: nacque il Luogo di Cura, <em>il Kurort<\/em>.&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211; Imprenditori di Arco e poi austriaci e germanici si attivarono per creare ville (circondate da magnifici giardini), alberghi, luoghi d\u2019incontro, giardini pubblici; ad Arco arriv\u00f2 il \u201ctrenino\u201d, la ferrovia Mori-Arco-Riva. L\u2019economia locale ne trasse grande beneficio.<\/p>\n<p>Motore e calamita di questa piccola rivoluzione fu l\u2019Arciduca Alberto d\u2019Asburgo, cugino dell\u2019imperatore Francesco Giuseppe. Egli decise di realizzare in Arco la propria residenza invernale, la grande Villa Arciducale. Attorno all\u2019edificio si svilupp\u00f2 un parco lussureggiante di specie arboree mediterranee ed esotiche ed un razionale frutteto. Un\u2019altra presenza significativa fu quella dell\u2019esiliato re delle Due Sicilie Francesco II di Borbone, amico dell\u2019Arciduca. Entrambi passeranno i loro ultimi giorni in Arco.<\/p>\n<p>Le direttrici dello sviluppo urbanistico di Arco si rivolsero verso Sud e verso Ovest, con viali alberati, su cui si affacciavano le ville dell\u2019alta borghesia austriaca e germanica. Ci si accorse poi che il clima di Arco procurava effetti benefici nella cura delle malattie depressive e polmonari. L\u2019aria pura, le lunghe passeggiate nel verde, i concerti e le letture nelle sale del Casin\u00f2, erano l\u2019offerta che Arco porgeva ai suoi ospiti. Vennero stampate le prime guide turistiche per visitare ed apprezzare Arco e dintorni.<\/p>\n<p>Qualche villa o qualche albergo si trasform\u00f2, silenziosamente, in casa di cura per le persone affette da \u201cmal sottile\u201d. Fu l\u2019epoca delle importanti frequentazioni, fedelmente riportate nelle <em>Curlisten<\/em>. Il primo conflitto mondiale interruppe quest\u2019epoca felice, e al tempo stesso malinconica, che assisteva consapevole al proprio declino.<\/p>\n<p>La deportazione delle popolazioni locali verso l\u2019Austria, la Moravia o la Boemia segn\u00f2 quasi una linea di spartiacque fra quest\u2019epoca e la successiva: si part\u00ec sudditi austriaci e si torn\u00f2 in Arco italiana.<\/p>\n<p>Poi vennero anni di fame e di miseria da cui ci si risollev\u00f2 grazie alla cooperazione in agricoltura e alla nascita del centro sanatoriale. Arco divent\u00f2 uno dei pi\u00f9 importanti centri nazionali per la cura della T.B.C.. Cos\u00ec fino agli anni Cinquanta. Erano sorte nel frattempo alcune industrie; furono lo zoccolo su cui prese piede uno sviluppo industriale sempre pi\u00f9 consistente. La pi\u00f9 facile curabilit\u00e0 della tubercolosi port\u00f2 la chiusura dei molti sanatori; gli edifici vennero trasformati in case di cura, in alberghi o case di abitazione; altri ancora stanno attendendo un adeguato recupero strutturale.<\/p>\n<p>Ora l\u2019economia di Arco si fonda in modo equilibrato su tanti settori: il commercio, il turismo, l\u2019industria, l\u2019agricoltura. Forte comunque \u00e8 la consapevolezza che dal passato si possano trarre motivi per rendere Arco sempre pi\u00f9 vivibile per chi vi risiede e pi\u00f9 ospitale per chi vuol soggiornarvi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le fonti storiche che presentano Arco come comunit\u00e0 socialmente organizzata risalgono all\u2019epoca medioevale, ma tracce di civilt\u00e0 pi\u00f9 antiche sono state ritrovate e continuano tutt\u2019ora ad emergere. Reperti archeologici (i pi\u00f9 importanti in localit\u00e0 Moletta-Patone) attestano insediamenti preistorici risalenti all\u2019et\u00e0 mesolitica e neolitica. 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